Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; DEMOCRAZIA ; DEPRETIS AGOSTINO ; PARTITI POLITICI ;
anno <1930>   pagina <137>
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mento he avi*lli<> proceduto; di conserva coi quello di Milano. Al-l'avvicinarsi poi del momento dell'azione, una colonna di volontari italiani ed ungheresi, comandati dal, capitano pavese Angelo Bas sln avrebbe dovuto passare di notte il confine, tenendo nascosti i fucili, e dirigersi verso Pavia, penetrare poi nella eltta ed impadro­nirsi contemporaneamente delle caserme austriache e del Castello. Ti? schiere di volontari si tenevano pronte ad adunarsi a Stradella il giorno fissato, mentre Mazzini da Lugano e il Pioltì de* Bianchi in Milano, impartivano le ultime disposizioni per il moto., il quale or­mai pareva inevitabile anche a coloro che lo:combattevano, tanto che Giacomo Medici, capo del comitato genovese, era deciso a la­sciare libertà d'azione agli emigrati che, come Benedetto Cairoli, aderivano al verbo di Mazzini. (17)
Agostino Depretis dovette manifestare apertamente i suoi dubbi sull'esito dell'impresa, se il Manzini stesso, ai primi di febbraio del 1853, dando per lettera ad un suo fido disposizioni -pei: assicurarsi la cooperazione di alcune Società operaie, gli accludeva due lettere una per Depretis, l'altra per quef deputati Sardi che fecero propo­sizione nn tempo , pregando però di operare senza consultarsi con Depretis ed altri:* che avranno sempre dubbi, e che bisogna tra­scinare dall'ingiù . (18) E alla vigilia del moto;, M 5 febbraio 1853, scriveva al Depretis una lunga* lettera in cui esponeva il suo punto di vista sull'atteggiamento che avrebbe preso il Piemonte in faccia al moto nazionale iniziato . Qualora la Monarchia Piemontese si fosse dichiarata avversa all'Austria, un nuovo ministero avrebbe dovuto, secondo Mazzini, spingere il Piemonte ad entrare in guerra coll'Im-pero austriaco, riconoscendo come governo di fatto il comitato di guerra nazionale in Milano , intendendosi con esso, senza rappre­sentare però se non un contingente portato alla guerra, salvo il voto della nazione italiana a suo tempo , per evitare in tal modo scissioni causate da divergenze di vedute. Se la Monarchia piemon­tese fosse stata ostile al moto, allora sarebbe stato necessario ricor­rere all'insurrezione in nome non del Piemonte, ma dell'Italia : ciò che avrebbe portato alla fusione assoluta per la guerra, salvo alla nazione il diritto di decidere tra l'unità, con quanta più libertà
(10) Cassola, op. clt., pag. 26.
(17) M. Rosi, op. clt., pag. 39.
(18) Mazzini, op. clt., lett. MMMOOCCLXXVIII, a Incognito.