Rassegna storica del Risorgimento

1860-1869 ; GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno <1930>   pagina <145>
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affinchè, cerchino di mettere sotto U nostro edificio politico In. ola base che possa saldamente sostenere l'amóre del popolo italiano Godeste trattative con la corfaì di Rama , conclude il Depretis viva-mente applaudita nelle tradizioni italiane non hanno una espres­sione favorevole all'indipendenza della nostra patria! Imperocché da Dante fino ai nostri giorni, tutti i nostri grandi uomini di Stato, tutti i nostri grandi intelletti hanno sempre veduto nella culla So; inaua il nemico più fiero dell'indipendenza d'Italia ... L'oratore finisce col chiedere al ministero di soddisfare le aspirazioni della Ca­mera la quale non vuole già ritirargli la sua Àducià, ma spingerlo risolutamente nella via delle riforme . n Depretis, pur parlando come deputato di Sinistra, aveva (e i numerosi applausi ì<> dimostra­vano) interpretato del resto il pensiero della maggioranza della Ca­mera, anch'essa convinta- della necessità della separazione tira Chiesa e Stato, ma deliberata però di procedere gradatamente nei lapponi della Chiesa, anche per timori di complicazioni internaziouali. Alla lunga discussione avevano partecipato il Robeeelii, il Moia, e Lo­renzo Valerio, dichiaratisi favorevoli alla riduziom* proposta dal De­pretis, e molti altri a questa contrari, come Sola.ro Della Margbe rita, Luigi Carlo Farmi, Urbano Ruttazzi, Luigi Torelli e infine Ca­millo Cavour: quest'ultimo, salendo la tribuna, volle combattere l'argomento sviluppato (come egli stesso riconobbe) con molta èie -quenza dall'on. Depretis , dimostrando (ciò che del resto aveva fatto il ministro guardasigilli) come le trattative con li orna non avessero forza d'impedire le riforme che il ministro ed il parlamento giudicassero opportune , E il Cavour accennava alla legge sul matri­monio civile ed al progetto di soppressione delle spese del culto com­preso nel bilancio del 1855. Tede dunque l'or. Depretis soggiun­geva poi il celebre ministro che le trattative non c'impediscono di proseguire lealmente nella via delle riforme. Se noi non seguiamo il suo consiglio, si è perchè stimiamo che così facendo, invece di seguire l'esempio che egli ci additava, ce ne allontaneremmo... Questo esem­pio non lo ricusiamo. Come Ha- Prussia, noi crediamo necessario fare delle grandi riforme, ma ricordiamo altresì che i ministri prussiani. ai quali faceva allusione l'onorevole preopinante, seppero accoppiare alla fermezza e all'energia la prudenza e la moderazione: seppero usare riguardi dovuti a tutti gli ordini di <nttadin*i; e 'così quando giunse il momento della prova, si t rovo la nazione unanime, e com­patta per riprendere le armi e conquistare l'indipendenza, la gioirò. e Fonone. Ebbene noi intendiamo segui re quelPesetnpio, crediamo, dì