Rassegna storica del Risorgimento

1860-1869 ; GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno <1930>   pagina <146>
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dover procedere nelle riforme, evitando soltanto quello le quali, quantunque buone ed ottime, considerate net complesso, uuliaineuo incontrano in una parte numerosa della popolazione grandi ostacoli 0 sollevano molte opposizioni,., a,,
Noi non isti mia ino concludeva il Cavour . questi tempi opportuni per suscitare queste opposizioni, appunto (se mai sorgesse epoca analoga a quella a cui faceva allusione Fon. Depretis) onde trovare tutta la nazione unanime e concorrere allo stesso scopo .
Dopo il discorso del Cavour, Agostino Depretis propose la ridu­zioni dd bilancio della legazione a Roma a L. 12.000 ; messa ai feoti,' la proposta fu respinta da 100 deputati contro 33 favorevoli ed S astenuti, votazione die rilevò tuttavia come quasi un terzo del parla­mento subalpino fosse deciso fautore di immediate riforme in materia di legislazione ecclesiastica.
Durante il rimanente dell'anno 1852* l'opposizione -continuò a combattere il ministero Cavour, e il Depretis mise a tiara prova la pazienza dello statista piemontese e dei suoi collaboratori, eserci­tando le sue critiche, tanto nel campo dell'organizzazione della pub­blica sicurezza, di cui egli combatteva gli abusi, quanto nel carneo arido e difficile dei lavori pubblici e delie tariffe doganali. Del resto, l'opposizione non intralciava gran che l'opera del Cavour, il quale, soprattutto in politica estera, procedeva diritto per la sua strada e il 10 gennaio 1855 concludeva, dopo lunghe trattative, il trattato d? alleanza con la Francia e l'Inghilterra per la partecipazione del Pie­monte alla guerra d'Oriente. Qualche cosa di ciò era già trapelato nel mondo politico piemontese, ove l'idea di una prossima guerra in Oriente era variamente commentata e discussa : mol 1 i erano poi dell'opinione del ministro degli esteri Da Bormida, che diede le sue dimissioni alla vigilia della firma del trattato di alleanza, dalla quale egli credeva che il Piemonte non potesse ricavare nessun vantaggi materiale, nemmeno il miglioramento delle tristi condizioni in afri versavano gli emigrati lombardo-veneti, in seguito al sequestro dei loro beni operato dall'Austria dopo i fatti del 6 febbraio.
H partito democratico avversava recisamente l'idea di una spe­dizione in Oriente mediante il suo organo principale, il Diritto v dal quale si era ritirato Cesare Correnti, che, insieme con Giuseppe Bobeeehi e Gaspare Cavallini, si era accostato alla tesi sostenuta dal Cavour ; tesi che, per altro, assicurava al Piemonte vantaggi più mo­rali che materiali. La Sinistra, prescindendo dal punto di vista pret­tamente materiale su cui tanto insistevano invece i reazionari, 0 ine-