Rassegna storica del Risorgimento

FINALI GASPARE
anno <1930>   pagina <607>
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stone aveva stigmatizzato come negazione di Dio, La parte setten­trionale dello Stato pontificio era fino ad Ancona presidiata da ti'ttp!-pe pontificie; Roma ed il Lazio avevano presidio francese. Non pa­reva potersi tentare novità con speranza di successo ; un tentativi> mazziniano fatto da pochi Vanno appresso infatti miseramente abortiva.
Non così era del Regno di Napoli, abbandonato alle sue sole forze. Vi era un partito repubblicano ma debole e disperso ; i desi­derosi di novità pensavano ad un movimento che avesse base nell'e­sercito, che bello era e numeroso, eccitati da impulsi che loro veni­vano dal di fuori, cioè da Luciano (!) figlio di Gioacchino Mftìi'at e dai suoi segnaci
La splendida carriera militare di Re Gioacchino, i civili e mu­nifici provvedimenti di sei anni di Regno, la indipendenza italiana da lui nel 1815 alla testa d'un esercito napoletano con esito infelice proclamata, la miseranda fine incontrata con eroico coraggio al Castello di Pizzo in Calabria mantenevano in molti regionali una-tradizione in parte leggendaria ; e vi era un partito murattiano com­posto principalmente d'ufficiali e di antichi funzionari di Stato e di Corte. Si diceva che fosse con loro Carlo Filangeri Duca di Taormina, che era stato da Re Gioacchino singolarmente onorato e favorito, e aveva combattuto con lui sul Panaro.
H Principe Luciano aveva presso di sé una specie di Ministero con a capo Aurelio Saliceti, che era stato ministro a Napoli e a Roma nel 1848, e a Roma uno dei tre del potere esecutivo, prima della proclamazione della Repubblica. Aveva un capo militare nella persona di Gerolamo Ulloa (2) generale, che si era illustrato alla
(1) Nfefó a Milano nel 2803, morto a Parigi nel 1878. Giova riprodurre -quanto nel MIH ricordi* scrisse Marco Mi aghetti e che è all'unisono con .ciò
che pia avanti diri! di questo: Principi 11 FMKIÌK <r Bastava conoscere il pre­tendente per prevedere che POH, girerebbe mail ialite un'Uà di serio. Uomo top? jxftrlo, d'Intelligenza grossa come II suo corpo, niente cupido di avventore, carso di danari., egli avrebbe accettato la corona se t delegati di Napoli -dopo aver discacciato il Borbone: ftmaafti svenali a Parigi ad oJfrttjÉ!lt ma mettersi allo sbaraglilo, correre rischi con poca probabilità di riuscita, non era ni-far ano.
(2) Di Napoli (n. 1810, m. WtiL a Firenze), tìbpo Venezia, caule a Parigi. Fu lodato scrittore di eoae storiche e minori. In politica, fu borbonico, -dopo essere stato murattiano. Tale suo atteggiamento nega per altro Gino Boria m un suo recento lavoro.