Rassegna storica del Risorgimento

MENOTTI CIRO
anno <1930>   pagina <763>
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meno che il maestro di giustizia. Lo Zanardi, alquanto scombussolato e indignato di esssre stato giuocato, lasciò che tanto signore prose­guisse il viaggio, condotto dal Monzani, mentre egli; rientrò in città I ig corse a lamentarsi col Boselli, proteàtnxlo elle dovtèi fosse saputo che egli aveva condotto a Reggio il boia, avrebbe perduto ogni cre­dito. 11 Boselli, da uomo pratico del proprio mestiere, lo consigliò É calmarsi e ad essere quieto, perchè se quegli che comandava fina oltn (il Duca) aveva fatto venire il carnefice, quegli die comandava invece'ora (il Podestà) aveva ordinato che fosse ricondotto a Reggio. Mentre il maWo di ginsUì-a, raggiungeva la propria casa senza incontrare ostacoli, tanto che, secondo raccontava poi il Monzani-allo Zanai-di, passando lungo hi- strada fra soldati nazionali, questi pure avendo riconosciuto il boia, non Wflio fiatato, lo Zanardi ritornava al suo stallo in Piazza S. Giacomo, pensando chi poteva avere dato l'ordine idi cui. il Boselli gli aveva parlato. La sua curio-sita fu sodisfatta dal Boselli stesso che la mattina dopo lo informava che chi aveva disposto il ritorno dal boia alla sua dimora era stato il Podestà di Modena, il marchese Giuseppe Rangoni, al quale il Boselli scrisse per un compenso speciale-, data l'importanza del ser­vizio prestato. Il Podestà corrispose generósamente alla richiesta ve chi si lasciò cadere dall'anima ogni scrupolo dovette essere il vet? turale Gaetano Zanardi, il quale però non sSSa che trepidasse fu chiamato dal Direttore di Polizia MontevéHdi. ÈJbme mai il Monte-venti, spesso avviene che la Polizia sia l'ultima a sapere le'ose, non era stata informato .di nulla? Alla sua insaputa erasi effettuata la narrata traduzione del boia, sulla quale, previa efficace ammoni­zione di dire. la verità, lo Zanardi aveva racconto' come èrano an­date le cose.
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In conseguenza della rivolta, della immediata fuga del cDuea e biella contemporanea nomina di una Dittatura si produsse nella citta di Modena un improvviso fermento che compromise la tran-qnillìta. della popolazione, la quale si vide esposta violentemente a novità certo non aa tutti desiderate. Come avviene in ogni rivo­luzione si cercò da molti di trarre profitto dalle mutate condizioni, incorrendo alle armi della intimidazione e della sopraffazione, al punto che chi poteva cercava di portarsi prestamente fuori dallo Stato, anche in previsione della brutta piega .che potevano prendere