Rassegna storica del Risorgimento

MENOTTI CIRO
anno <1930>   pagina <771>
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resti tursi entro tre giorni al loro rispettivi paesi, in caso contrario si sarebbero adottate misure di rigore.
Si mandatalo Ietterei improvvise eommffcuito/rifc di bando a questo e a qnello e non si risparmiavano ne preti, né insegnanti. Nei Forte di Rubi era sedeva una Commissione speciale, delegata a interrogare i sospetti che venivano trattenuti nelle carceri in attesa di procedimento, giudiziario o di decisióni ducali, a meno che l'inter­rogato non dichiarasse per iscritto di essere pentito e di promettere di non prendere ipiù parte a cose contrarie ad una fedele sudditanza, siccome diceva il modulo a stampa, nel qual caso veniva dimesso libero e prosciolto. Parecchi di quelli die avevano seguito i ribelli suppli­cavano grazia da lontano di potere tornare ; altri rimpatriavano, chie­dendo di presentarsi alla Commissione per essere amnistiati; altri ancora rientravano, ma venivano fermati; altri invece preferivano itenersi al bando o prendevano più. volentieri la via dell'esilio, donde comunicavano con le maggiori cautele le loro peripezie e le loro deci­sioni alle proprie famiglie, che perciò erano sottoposte alla più spie­tata sorveglianza e a frequenti perquisizioni. I sorvegliati e i precet­tati furono così moltissimi nella città, nella provincia e nello Stato.
Si confiscavano e si sequestravano i beni dei patrioti. Le prati­che erano lunghe e costose, e numerose erano le suppliche per la li­berazione dei sequestri da parte delle famiglie dei colpiti. Le cause si succedevano alle cause con vantaggio solo degli avvocati, spesso nominati amministratori degli interessati. Le perquisizioni venivano iurte di giorno e di notte, nelle case, nelle ville e nei negozi, con quale tranquillità della popolazione si può immaginare. Si sequestra- ' vano-, stampate o manoscritte, le poesie innocenti, come Il Cinque maggio del Manzoni : libri, carte, oggetti, e perfino stoffe e faz­zoletti, se per avventura, erano di tinta bianco, rosso e' verde. In casa dei fratelli Carlo e Luigi Fabrizi furono confiscati due sacchi contenenti lettere* documentile libri. Si intercettavano le lettere, e la censura era severissima; l'associazione e l'entrata dei giornali esteri erano vigilate e soggette a dichiarazione scritta 'di chi le ri­chiedeva.
Avveniva alle volte che alia mattina per tempo la Polizia tro­vasse attaccate alle porte, sui muri, sulle colonne, satire, caricature, " piccole bandiere di carta tricolore, e allora le misure, per scoprire gli autori di tali affissioni e per evitare che si ripetessero, si facevano eccessive, e squadriglie di dragoni a cavallo, cou reparti di soldati di linea, venivano comandate a perlustrare , alle volte, a fare irruzioni