Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; GUERRA 1848-1849
anno <1915>   pagina <603>
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Varietà e aneddoti 605
avevano occupato il palazzo del Conte, sito in quella Via della Guastalla che Éocca sul corso di Porta Tosa (oggi Vittoria) dove si erano battati lui ed il figlio Cesare e tutti i famigli, durante le cinque giornate. Ber quello spirito vandalico che animava quelle truppe, esse fecero scempio di ogni cosa, rovinando completamente uno storico salotto tutto in lacca giapponese e specchi, accenden­dovi nel bel mezzo il fuoco del bivacco.
on è.possibile che tanta stolta rozzezza di trattamento non tosse voluta dal supremo comando di quelle genti, abituate ad una ferrea disciplina!
Dopo la battaglia di Milano, il Conte emigrava in, JPiemonije (la famiglia era prima riparata in Svizzera) ed il palazzo !x1n>à> neva* come si disse, in balla della soldatesca che Poccupava>i
Fra i croati, unico della numerosa servitù, rimaneva uno sgua tero, che ungendosi scemo, come un cane fedele non abbandonava la dimora dei suoi i>adroni. Egli, con la stessa spontaneità con cui, senza neppure lasciare il bianco giubbetto dello sguattero, era accorso a "battersi alle barricate, si era allora eretto vigile e vo­lontario custode della casa e delle cose preziose, che V affrettata fuga aveva fatto nascondere negli oscuri ripostigli del palazzo, non curante delle battiture e dei lazzi osceni cui era fatto segno dalla sordida soldatesca straniera.
Onore a lui ! Gi è caro di poter qui ricordare quel nome oscuro, dimenticato, con quelli di tanti altri valorosi ed umili come lui. H suo nome era Francesco Fossati.
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Sebbene esca dall'ambito del nostro argomento, crediamo tut­tavia opportuno riportare un'altra ed ultima lettera del Tosti del 10 agosto 1851. È sempre lo stesso uomo, ma si sente che la bu­fera degli avvenimenti è passata su di lui. La sua parola è ora qnasi profetica.
La sfiducia nel presente non è tale da non fargli intravvedere nell'avvenire ano spiraglio di speranza, ma il suo animo è oggi pieno d'amarezza.
toro da V. E. I sturi sei tìgli si annoiarono tnttì nel 1859, cinque nell' eser­cito regio, uno nei cacciatori dello Alpi, uno morì in campo.