Rassegna storica del Risorgimento

TOSTI LUIGI ; PIO IX ; ROSSI PELLEGRINO ; GAETA
anno <1930>   pagina <94>
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94 XVll Congresso Social di Napoli
presentargli il mio compagno, a dissi : Santo Padre questo è il P. I >. Michele Pappalettere che ha avuto, quando .era a?agazzo, pei? Mi) 3X..:. Sallustì compagno di V. Santità allorché fu in America. Ah ! rispose il Papa, quegli che ha scritto un mondo di hugie, e d'inesattezze della missione in America! lo mi morti-ficai è non dissi altro.
Gli dissi al princìpio : come 'V.-. .Santitài ha pensato di venire in questa infelicissima bicocca e non è andato il0ff Non era meglio venisse a Montecassino? Rispose?: guesja !Jhi la prima idea, ma fu scartata, perchè io ho bisogno di stare- vigono al mare, ed io dovetti convenire the ciò èra giusto e prudente. Vista la "baraonda che vi era nella piazza per tanta gente che vi si trovava, la Córte, i Ministri, gli Ambasciatori, Generali, soldati, me la svignai subito, e me ne tornai al Monastero.
Passato qualche tempo seppiueihe si ipensava a me petf'mandarmi, a Roma dai triumviri che cotifjg 6tM. 0ÈB0 Galletti, Mazzini, li. Armellini il Capo iella Sacra ruotgj isapisci! venne una prima lettera del Cardinale Orioli Prefetto della congregazione dei Vescovi e Regolari diretta al P. AÌDate che era Frisar! perchè fossi andato in Napoli.
Pòi mi scrisse il Ministre di Francia D'Harcourt che io cono­sceva e che da Formia quando il Papa Stava la Gaeta mi scriveva e per non dare sospetto le lettere- mi Venivano pei* mezzo di Angioletto il figlio del giardiniere della Villa di Caposele che era del Re, e D'Harcourt lo chiamava il Simonier, e se le metteva nelle scarpe per non farsele prendere: figuratevi, che nettezza! Io però non voleva saperne di andare ia: Hapoli, ma venne una seconda lettera del Car­dinale ed allóra il P. secate mi disse che non conveniva più negarsi e bisognava andare.
Partii infatti, ed andai ad abitare in casa di mio fratello, il Conte, al Gavone. L'indomani del mio arrivo si presentò a casa un dome­stico con la livrea dell'ambasciata di Francia che mi recava un bi­glietto del Marchese D'Harcourt con l'invito di andare a pranzo da lui. II. Marchese* alloggiava all'Hotel di Roma a S. Lucia. 13ra molto basso ma piuttosto forte e pieno di vta un vero francese, Lo trovai in maniche di camicia. Tutto l'occorrente del pranzo fu messo sulla tavola, poi licenziò il. cameriere, citi use la porta e pranzammo ser­vendoci da noi stessi. Durante il pranzo si parlò della missione, che doveva essere dì entrare in Ho ma, e ad evitare spargimento dì sangue e danni alla ditta, io. doVGV jttftporrc ai triumviri le condizioni delja resa e Ite eoMteioni clie 'M Papa avrebbe fatto. iPeei tutte le dif-