Rassegna storica del Risorgimento

KRYMY GIOVANNI ; MESSINA
anno <1915>   pagina <610>
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Varietà e aneddoti
secuzione, finché caddi nelle mani della tirannide. Fui condan­nato all'estremo supplizio, dopo aver per quattro anni patito le pia bestiali crudeltà, che può inventare l'umana ferocità, e con animo tranquillo aspettava si eseguisse la sentenza, lieto di mo­rire per la salute della Patria. Non mi spaventarono i tremendi apparecchi di morte durati per tre giorni di cappella 5 non mi vinsero le infami lusinghe, e i subdoli modi deU'infamissimo Mar­chese delle Fa vare, che tentava sedurmi a disvelare i compagni della Santa Causa ; tutto mirai in quei momenti funesti l'orrore del tradimento e dissi : voler morire onorato anziché farmi vile assassino dei miei fratelli.
1 magnanimi Palermitani intanto intercessero, per la mia vita, è la condanna fu commutata in ergastolo e dopo ai ferri, durante la qual'espiazione soffersi quanto di più tristo e di più amaro può umanamente concepirsi.
Ritornai in libertà dopo ventiquattro anni di sciagure, di­sprezzai l'offerta d'una Oappellania di marina in Napoli, che con­siderai come dono funesto ed insidiatore, e volai nella cara ed amata mia patria Messina contento di vivere una vita di miseria, ma libera ed indipendente.
Oh I che non fossi mai ritornato ! Trovai tutt'i miei beni depredati e venduti da' miei congiunti, e per due anni mendicai un pane dalla pietà dei fedeli.
Esultai però nel vedere, che l'antico spirito di libertà non era spento nei petti dei Messinesi, i quali consci della propria di­gnità e del carattere nazionale, e stanchi dei mali, che li aveano per lunga stagione straziati, preparavano a reclamare col sangue la propria indipendenza, a rivendicare i propri antichi diritti onde tornare al primiero splendore ; quindi mi feci compagno alla Santa Opera colla fidanza in nostra Donna della Lettera, sostenitrice delle nostre armi vittoriose. E quando nel memorando giorno primo di settembre la voce della Patria chiamava i suoi figli all'univer­sale riscatto, fui tra primi cogli eroi Pracanica e Bestuccia, a ele­vare il grido della libertà, ed a spiegare il tricolore italico ves­sillo.
Io non rimembro fatti, che pienamente vi sono noti ; non rimembro le passate sventure, gli strazi, torture, e le immani atro­cità, che gli empì satelliti della tirannide mi fecer soffrire nelle sudicie spelonche della cittadella, dove ridotto a total nudità, vi