Rassegna storica del Risorgimento

KRYMY GIOVANNI ; MESSINA
anno <1915>   pagina <611>
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Varietà e aneddoti r. 011
sarei così rimasto, so il coraggio filantropico del mio difensore non mi avesse provveduto di vesti menta ; io non rimembro a voi la condanna di morte, che per la seconda volta mi pesava sol capo, non i durati travagli nei giorni gloriosi delle nostre battaglie; voi foste presenti, divideste i pericoli, palpitaste pel risultamento, e gioiste dopo la vittoria : questi giorni gloriosi saranno dalla sto­ria ricordati a tutto il mondo, e a tutti i secoli ; la quale ram­menterà pure con orrore la durezza di un Despota, che compen­sava colle mitraglie e colle bombe questa terra Siciliana, che lo vide nascere, e che un giorno salvò ai suoi maggiori vita e trono .4 Quest'uomo singolare, martire d'un'idea, nel 1820, quando la più; parte de' compromessi ripiegavano al despotismo borbonico, combatteva le ultime giornate della libertà in Messina, seguendo il generale Giuseppe Bosaroll, che si consacrò al sostenimento della bandiera costituzionale, spergiurata da Ferdinando I, che, im­postigli c'impose gli Austriaci, e, con la forza di questi feroci, i tor­menti, le galere e le forche, (oanni Kryniy, dopo aver patito quat­tro anni di atrocità, condannato all'estremo supplizio, disprezza le lusinghe crudeli dell'iniquo marchese delle Fa vare ; pronto a sa­lire il palco scellerato, anzi che tradire la sua fede. Esposto alle ore ultime de' condannati,, ne' tre giorni destinati alla cappella, attende vigorosamente l'istante che, in freschi anni, deve toglierlo al mondo, e l'attende disprezzando i carnefici che ne volevano la morte. L'abito di sacerdote non gli fece scampare il pericolo, non ancora concordato colla corte di Roma, con apposita legge, il di vieto delle esecuzioni a morte de' consacrati alla chiesa, glielo fece scam­pare la pietà de' cittadini di Palermo, che implorarono la grazia della vita. E non gli fu tolta, ma peggiore agonia gli preparò il Borbone colla prigionia durissima dell'arsenale di Palermo, della Colombaia di Trapani e col l'ergastolo di Santo Stefano, ove avrebbe dovuto espiare le sue colpe per ventiquattro anni- E le espiò fino al 1840, e ne segnò ventiquattro, comprendendo il carcere orribile degli anni del procedimento istruttorio. Non mosse mai lamento, soltanto, trasportato nell'ergastolo di Santo Stefano, nel 1828, si rivolse a quel crudele di Francesco I, cMedendo, dopo tanto sof­frire di anni, un atto di giustizia, La supplica è un poter nostro : è on documento che attesta il martirio del Krymy : noi la pu-
1 DA una stampa rara datata Mossina 5 aprile 1848.