Rassegna storica del Risorgimento

KRYMY GIOVANNI ; MESSINA
anno <1915>   pagina <612>
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Varietà e aneddoti
bucheremo, svolgendo, nel periodo quinquennale del regno del fi giio di Ferdinando I, i segreti della setta La Mepubblicat ohe, in Messina, lasciò tracce laminose per la cospirazione contro i iBOi boni Giovanni Krymy, anche prigioniero, con vigilatezza assidua fu tra' capi, ed egli ed Anionino Algeri diedero le nonne a ne regolarono i cimenti.1
L'ergastolo ài Santo Stefano, ove furono rinchiusi, dopo il 1848, i processati dell'Unità italiana, divenne per molti anni il covile del Krymy. Sei 1845, la pietà, o il fastidio d'un soverchio pri­gioniero, lo rendeva libero, rivedendo il mondo e gli uomini, co' quali non aveva avuto più dimestichezza. Trattenuto a Napoli al­quanti mesi, fu sottoposto a sorveglianza. Chiede nel 1847 di ri­tornare nella sua diletta Messina, e il Governo, credendo all'appa­rente quiete, che lo rendeva tollerabile, glielo concede. Povero di mezzi, prive delle sostanze confiscategli e depredategli, vive mo­desto, dedito ad insegnare il latino, ne la polizia lo sospetta, né sa ch'egli cospira, attendendo il momento propizio per usare da forte un'arma contro la dinastia.
L'alba del 1 settembre 1847 era sorta per segnare una data memoranda, quella di dar principio alla rivoluzione italiana, di scuotere le catene e romperle sul viso degli oppressori. Al grido della rivoluzione dovevano insorgere Messina e Reggio ; e Messina insorgendo, senza remora, nel pomeriggio di quel giorno, vide tra1 combattenti, accanto al Pracanica e al Bestuccia, Giovanni Kry­my, che non lascia le armi fino all'imbrunire, e poi, sopraffatto quel primo moto italico dalle forze borboniche, scampa il pericolo d'essere sorpreso ramingando, cogli altri fuggiaschi, nella campagna. La sera del dì 6 settembre viaggia pedestre e da cencioso nella marina di Ali. Arrestato da' Gendarmi, che non lo conoscono, credendolo un pezzente, è riconosciuto dal Giudice da cui fu con­dotto. Non ebbe pietà della dura sorte di lui, e, crudele, non accogliendo nell'interrogatorio la parola timida, incerta, ordinò a' gendarmi di perquisirlo, e, sotto i' cenci del pezzente, fu scoperto l'abito del prete, e un coltello. Maggiori prove volendosi, per ac­crescere la reità del fuggiasco, il giudice riordinò agli stessi gen-
* La supplica la rivolse dopo il decreto del 81 marzo 1827, in oui si leg­geva : La pena di morte inflitta al Sacerdote D. Giovanni Orimi è commutata in quella dall'Ergastolo (Avóltivio di filato eli Palermo, Ptooewi al 1837).
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