Rassegna storica del Risorgimento
BONELLI PIO ; 1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno
<
1930
>
pagina
<
189
>
3CVIÌ Congresso Sociale di Napoli rlio
Bniiiia, e dopo uu mesecirca, avendo un giorno arato che dire con detto mio padrone per una limouea, io lasciai me ne venni a
Roma Tornati poi da Napoli in Roma li Francesi, tornò anche
il detto Duca, ed io per convenienza gli andetti a tare una visita, e in tale occasione mi rimproverò di averlo lasciato .
Questa testimonianza venne in seguito sostanzialmente confermata dallo stesso Pio Bonelli, che, in un'istanza esistente nel I jpico dell'Archivio di Stato di Roma, ammise di essere andato in Napoli dietro all'Armata Francese, come amico personale di Championnet e non come militare .
Risulta pertanto che il nostro Bonelli mitrò in Napoli col generale Obampionnet il 23 gennaio 1799, vi restò uon per soli 20 giorni ma per tutto il tempo in cui vi restarono i Francesi, abitando in qnel palazzo Del Gesso o Cellamare a Ghiaia, dove, com'è noto, abi* tarono, durante la llepubblica Partenopea, il governatore inffltore di Napoli generale Rey, il suo stato maggiore e quattro Commissari francesi.
Dai documenti di quel plico non rilevasi che cosa il Bonelli .abbia fatto in Napoli in tutto quei tempo, e nulla ci -dicono in proposito, come ho già detto, tutti gli storici della rivoluzione napoletana del 1799.
Ma certo il Bonelli amico dei generali francesi e dei patrioti napoletani dovette compiervi un'azione politica assai importante, se il governo borbonico, appena occupata Roma nella fine di quell'anno tragico e stabilitovi un governo provvisorio nell'assenza del Papa, provvide subito a far processare e condannare a morte il nostro duca giacobino, quantunque .-si itrovassa a Parigi e fosse protetto dalle condizioni'della capitolazione, che accordava piena amnistia a tutti, i compromessi politici della Repubblica Romana.
Fu stampato che Pio Bonelli fu condannato dal papa Pio VII. La sentenza del 27 maggio 1800, che condannò al taglio della testa e alla confisca dei beni il Bonelli, fu pronunziata invece a nome di Ferdinando IV re delle Due Sicilie e del suo Comandante Gene* rale Militare e Politico dello Stato Romano Don Diego Naselli , e la feroce condanna vi risulta motivata non dalla sola fellonia contro il legittimo Sovrano di Roma, ma altresì dall'essere egli entrato (sono parole testuali della sentenza) neW esaerando partito della proditoria kwMiom del Regna di Napoli, dove personalmente il detto Duca con gli altri inimici del Trono e d'ella Religione si tra-4feré<ii