Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI (REGNO DI) ; GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI
anno
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1930
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pagina
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192
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XVII Congresso Sociale di Napoli
ne aveva accettate di esotiche, in un'azione che avesse ordine e possibilità di durata; che nei duesnnnidefl regno di Giuseppe quasi nessuna parte aveva avuta nel governo al tempo di Murat seppe farsi avanti, rivelarsi bellamente preparata a reggere il paese. E come di tutta la vasta febbrile opera legislativa del regno di Gioacchino quello solo rimase che già trovava preparazione nel paese, cosi nelle costumanze di vita delle nostre popolazioni quello veramente ri usci ad imporsi ed a fruttificare che la sapiente ed amorosa opera dell'elemento locale seppe introdurvi in rispondenza alle necessita, vere di esse: si rimane ammirati a seguire sulle carte d'archivio, sulle memorie del tempo, sui fogli volanti, sui preziosi giornali degl'intendenti, l'opera di Matteo Galdi, di Giuseppe Poerio, di Vincenzo Palumbo, di Biase Zurlo, di Domenico Vanni, reggitori coraggiosi ed intelligenti delle province, che gli ordini delle autorità centrali sapevano eseguire ed integrare con intelletto d'amore.
Ma i Napoletani, che Gioacchino aveva chiamato a suo flaiuo nei governo, erano in uggia ai Francesi, che non intendevano perdere i sognati vantaggi della conquista; e fin dai primi anni s'iniziò la lotta, che giornalmente H si può dire ebbe i suoi episodi rivelatori : litigi nelle province tra intendenti e comandanti militari francesi, tra guardie urbane o veliti e soldati di linea, stranieri, tra notali dell'antica nobiltà regnicola e nuovi nobili venuti di Francia.
Il Re, generoso per natura, era combattuto tra il bene del suo popolo e il sentimento di gratitudine e di afletto verso la Francia e l'Imperatore, gl'intéressi dei quali il più delle volte erano in contrasto con quelli del Regno di Napoli, tra la simpatia verso l'elemento napoletano e gl'intrighi, i ripicchi, le querimonie dei eorti-giani francesi, ai quali facevano assai spesso eco, da Parigi, gli aspri rimproveri di Napoleone.
Negli ultimi anni del Regno il dramma venne ancora e sempre più complicandosi : molti tra i (patrioti meridionali si volsero interamente alle idealità costituzionali ed unitarie; l'accorta propaganda anglo-borbonica, icol miraggio costituzionale vero specchietto per le allodole - rese ostili al re Gioacchino, autoritario per temperamento e per convinzione, le società segrete già da lui protette ed incoraggiate; d'altra parte le vicende guerresche e politiche, le fre-quenti assenze del Re, il lungo lavorio di trattative per salvar la corona, infine l'ultima illusione di ampliare il regno fino alle Alpi ed essere re di un'Italia una ed indipendente, tutto contribuì a rallen-