Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI (REGNO DI) ; GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI
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1930
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193
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XVII (lùngìfiesm Social a éi Napoli 193
tare il ritmo delie riforme. Sicché negli ultimi anni dal '12 al '15 l'opera legislativa non ebbe l'importanza e L'ampiezza che ned: primi.
Per quanto tali contrasti siano vivamente interessanti anche nei riguardi della politica interna dei tempi del re Gioacchino a spiegarne tentennamenti, discontinuità, incoerenze ad essi non accennerò, limitandomi, pei' mancanza di tempo, a cogliere appena qualche tratto di quella politica, in ispecie nelle relazioni col popolo, ch'è pui- sempre quello che più c'interessa.
Così, ad esempio, la più celebre ed importante legge del periodo francese fu certo quella sulla eversione della feudalità : perchè non ebbe essa nel popolo minuto accoglienze gioiose? Gli è che la legge favoriva- la borghesia : lo stesso governo reale la diceva fatta per diffondere i beni, per moltiplicare il numero dei proprietari ed agevolare in tal guisa il rapido cammino ad una civilizzazione perfetta . Ma la nostra borghesia meridionale, in ispecie delle province, aveva una fisonomia sua propria, che la faceva diversa da quella industriale e danarosa di altre parti d'Italia : era in genere una piccola borghesia di proprietariucoli di campagna, già fittavoli, o di legulei di assai mezzana levatura, avidi di danaro gli uni e gli altri, vessatori di ogni giorno e di ogni ora del popolo, che li odiava perchè fiutava in essi i nuovi tirannici nemici temibili, mentre verso i nobili ormai in gran parte diminuiti di possidenza e di prestigio, viventi per lo più nelle lontane città, esso sentiva in genere quel rispetto umile e devoto ch'è proprio della nostra mite popolazione meridionale, ri-spettosa delle autorità costituite. Nemmeno il dare ai Comuni beni già appartenuti al feudatari significava migliorare le condizioni del popolo, proprio per trovarsi i Comuni governati da quegli stessi piccoli borghesi, che le cariche pubbliche tacevano servire troppo spesso ad impinguare il loro portafogli.
Pertanto, continui erano i ricorsi contro i Comuni, che si arricchivano si diceva usurpando i diritti che al popolo sarebbero stati dovuti ; e che avanzavano nuove pretese, ritenute abusive. Sicché il governo dovè ammonire che non era quello lo spirito- della legge, che se, ad esempio, ai pesanti diritti di fido e di terraggio, u aboliti come abusivi, a riguardo degli ex baroni, fossero succeduti i Comuni, non altro si sarebbe fatto che mutare il nome del preci potente v.
Ma il popolino, che poco sapeva delle buone intenzioni dei go-remanti, non vedendo toccargli nemmeno le briciole della spartizione dei beni feudali, indispettito e Insoddisfatto ne faceva colpa