Rassegna storica del Risorgimento
1783 ; SICILIA
anno
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1930
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pagina
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208
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2o8 3ÈV[J coHgi'cmo Wfal/ti dì Sìa/iaiì
zìonc di fronte al Trono. L Ridotto donativi, dei quali tredici erano detti ordinari e cinque- straordinari, formavano la .gomma di once 392.490, tari 3 e grana 14* Al donativi ordinari nulla contribuivano i baroni, tanto vero che i.loro possessi non erano neanche enumerati in quei cosiddetti VHfmtenU od Mnume<tù,isiom (li (mime, di fuochi di veni, l'ultima delle quali, ordinata nel 1748* non potè rendersi di ragione pubblica prima del 1770, non senza errori ed occultazioni, involontarie e troddlenti. E soltanto per o'fcto ani tredici donativi contribuivano gli ecclesiagticfl, i cui beni non andavano neanche essi soggetti ad enumerazione; e per questi otto pagavano una quota equivalente ad 1/6 della somma globale, dopo aver ottenuto, volta per volta, una preventiva autorizzazione al pagamento dalla Santa Sede. Un'altra esenzione godeva la capitale. Essa, sebbene avesse una popolazione di circa 200 mila anime sopra 1.176.000 calcolate nel Regno, e ospitasse quasi tutta lJa doviziosa aristocrazia- siciliana e raccogliesse fra le sue mura buona parte delle poche industrie e dei pochi traffici dell'isola, non soltanto vedeva esentati da tasse*-, e perciò non soggetti neanche ad enumerazione, i beni che i cittadini palermitani possedevano nel Regno, ma pagava appena 1/10 della quota assegnatale. Ora, esentati i baroni dai donativi ordinari obbligati ad appena 1/0 della loro quota, e soltanto su alcuni donativi, gli ecclesiastici, e ad 1/10 la città di Pallermo, esonerate altresì varie altre città, la somma restante veniva suddivisa in parti uguali è?a le università feudali, ch'erano duecentottautadue, e quelle demaniali ch'erano appena ot-lantacinque.
Ma anche qui nuovi arbitri e sperequazioni. Poiché v'erano città, che godevano franchigie ed esenzioni speciali, ed in seno ad altre città erano persone, enti e gruppi sociali provvisti anch'essi di privilegi. Né qui è il caso di ricordare il sistema di ratizzatone delle quote toccanti a ciascuna università Ira. gli abitanti di essa: sistema vario da luogo a luogo, poiché alcune vivevano a gabelle ed altre a focatico, e fra quelle viventi a gabelle, alcune colpivano i prodotti, altri il consumo, e dovunque con una varietà multiforme di criteri dipendenti, nelle università feudali, dalle persone alle quali il barone assegnava il compito della ratizzazione delle quote predette.
Analoga era la ripartizione dei donativi straordinari. Ciascuno veniva ratizzato diversamente dagli ali tri e fra i diversi ceti di contribuenti, con ripartizioni e balzelli meramente arbitrari. I baroni però vi contribuivano, ma in totale il loro contributo ascendeva ad