Rassegna storica del Risorgimento
1783 ; SICILIA
anno
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1930
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pagina
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212
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tire al paese il senso di disagio derivante dall'oppressione aristocrar tea > incoraggiò e sorresse il Braccio demaniale, ponendovi a rappresentanti* per jè ulteriori adunanze, funzionari di sua fiducia.
E difatti quando questo Braccio, a causa del donativo richiesto dalla Corte per i danni causati dal terremoto del 1783 ;M Val Demone, dovette riunirsi in sessione straordinaria, il Braccio demaniale si sentì abbastanza coraggioso iper avanzare energiche proteste e per chiedere al viceré, in nome della Nazione, di cai, malgrado il numero, si riteneva il vero rappresentante, un nuovo censimento delle persone e dei beni esistenti uél {legno. Siamo nel 1783 efrai sci anni innanzi alla famosa secessione del Terzo Stato in seno agli Stati Generali della Francia convulsa dalle incipienti fiamme rivoluzionarie!
Eppure il valore di quell'azione coraggiosa del Caracciolo, anche se offuscata da qualche intemperanza sfuggì nel suo profoudò significato al baronaggio siciliano. Tutte le armi si brandirono per allontanarlo dalla Sicilia: chi lo disse un cervello squinternato ed un esaltato, chi ne lece; un despota e un tiranno, e lo si dipinse come colui che con atti inconsulti aitten/tasse alle secolari guarentigie costituzionali dell'isola. Si ricorse alle basse manovre, alle calunnie, alle fantasticherie più assurde, alimentando gli animi accesi -e lasciando intravedere quale pascolo abbondante di argomenti appetitosi vi avrebbe trovato la stampa di tempi ulteriori. Si ricorse al rè di Spagna ; s'intrigò presso la Corte napoletana, ove il marchese della Sambuca, Siciliano e primo ministro, assunse l'alto patrocinio dei baroni suoi conterranei, amici e colleghi; si menarono le cose per le lunghe j si confusero due cose diversissime, ma che purtroppo un fatale destino era venuto a collegare : l'affare del donativo straordinario per i danni del terremoto e la questione tributaria; si rimandola faccenda alla. '0iunta di Sicilia è;uiv si trovarono di fronte, come per causa propria, la feudalità siciliana, che aveva a suoi validi protettori il presidente e due su i quattro membri, ehi! viceré Caracciolo, la cui buona casjfr teoricamente appoggiata dalla Corte, in pratica noli potè avere che l'appoggio del ministro Acton e i lumi del consultore Simonetti, chiamato espressamente da Palermo; per ultimo la decisione venne deferita alla prudenza di re Ferdinando IV.
Attraverso queste peripezie è ammirevole l'alto senno ed il carattere imperterrito dimostrato diti Caracciolo: ce ne resta una prova eloquente nella sua corrispondenza col ministro Acton, da cui