Rassegna storica del Risorgimento

ATTELLIS DI SANT'ANGELO (DE) ORAZIO ; GIOACCHINO MURAT RE DI NA
anno <1930>   pagina <223>
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numerevoli esecuzioni dei Carbonari, di cui quella paTty* del Kegno < era stata il teatro;.,. (G).
Dalla Siuopsi risulta che il de Attellis ebbe parte attiva nella propagazione della Carboneria nell'esercito e che per ben due volte riuscì a far sparire documenti eompròmftM per i Carbonari.
La prima vote, nel ISIÀ dopo aver attraversato la. Calabria col Manhes, che raccoglie dovunque denunzie pretili conti'o i Car-bonari , le sottrasse è giticiò ; la seconda volta, sulla fine dell'anno successivo, tornato sul trono di Napoli il Borbone, prima di con­segnare le carte dello Stato Maggiore al General (lenoino, come gli era stato ordinato, distrusse tutti i documenti di accusa contro i Carbonari, invisi al Borbone, non meno elici al Murali.
Sospettato di aver operato questa sottrazione, fu inviato in un deposito di Cavalleria, col semplice grado di maggiore.
Dunque, tornando al giudizio eie il de Attellis da sul Marat, le persecuzioni contro i Carbonari e l'ostinato, rifiuto di una costi­tuzione, dovettero essere le cause precipue di tanta avversione.
Il criterio di legittimità, invocato dal de Attellis contro Gioac­chino, dimostra come un residuo delle antiche concezioni sopravvi­vesse nello spirito di questo discendente di antica famiglia nobi­liare. Ormai per i popoli il criterio della legittimità non era più nel diritto ereditario, consacrato dalla vecebia concezione tradizio­nalista, ma si faceva' strada un nuovo principio : legittimo appariva quel resene offriva al suo popolo guarentigie- éostituzionali, che rico­nosceva al di sopra della sua sovranità una legge, espressione della volontà dei popoli, a cui egli per il primo fosse sottoposto.
Dei tentativi fatti dal Marat per appoggiarsi alle popolazioni italiche il de Attellis non fa alcun cenno in quésta memoria e solo nella Siuopsi ricorda, con intonazione alquanto ironica che Mu­rai, nel 1814, reato d'impadronirsi di tutta Italia, promettendole una costituzione ohe non aveva voluta dare al suo regno.
Della risonanza che quel grido d'indipendenza ebbe nella co­scienza nazionale, non una parola.
Esso infatti, per quanto sia stato un disegno dettato da astuzia polìtica, non da mente ed animo di principe zelante della libertà italiana, preparò gli spiriti ai cimenti delle posteriori rivoluzioni e giovò a dimostrare agli Italiani quanto fallaci fossero le speranze fondate u Principi e su Nazioni straniere.
u Pug. 20 del man.