Rassegna storica del Risorgimento
EMIGRAZIONE POLITICA ; TORINO
anno
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1930
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264
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264 XVJT QvityVtosw Boiah ili Napoli
Pini che i dati personali die rlgJuaiHlano ciascun I-JIIidrato lini-portante notare che in quel decennio di raceoglinHftJto il Piemontei apparendo il campione ed il protettore degli Iraliajni oppressi, cominciò a saliréPdi j'é'sfigio nel concettò altrui anche per merito di quella buona seminagione inoculata dalle audaci impazienze della emigrazione in Torino diventata centro fervidissimo della vita Nazionale. Fu sotto la spinta degli emigrati che il Piemonte allargò i suoi orizzonti politici e propugnò un programma itiajlinnQ,, E gli emigrati che vissero tanti anni, protetti* beneficati e a contatto con un popolo serio, disciplinato, stretto tutto attorno al suo gran Ite e sentirono insieme nella città Sabauda pulsare il cuore d'Italia, quando tornarono in patria colla mente sgombra di pregiudizi, con sensi' k riconoscenza per la goduta ospitalità fraterna, onestamente corressero e rifecero a poco a poco l'opinione pubblica verso il Piemonte.
Oosì anche molti meridionali, tornati in patria, fecero propaganda unitaria ed annessionista : esempio tipico Antonio Scialoia che scrivendo il 18 settembre 1860 in una magnifica lettera ancora inedita al conte di Cavour le sue impressioni su Napoli e stilla dittatura garibaldina, si compiaceva che la notizia dell'impresa delle Marche e dell'Umbria a-vesse inSapóli sollevato gli spiriti e come l'idea che le truppe italiane potessero avvicinarsi al Regno ed occorrendo entrarvi, rincorasse tutta la gente dabbene, e la chiudeva con questo aneddoto veramente caratteristico :
Lo statuto è pubblicato ieri ed il giuramento è stato dato stamane nella formula proposta di Giuro fedeltà al Re Vittorio ed ai suoi successori. Garibaldi osservò che questa clausola non era nel giuramento di Sicilia: e quando il Ministro dell'Interno gli rispose che si sarebbe potuto anche elaminare colendo lo eiisoggiungeg Ife mi piace (perchè è impossibile che i figli di quel Re siano cattivi .,
ADOLFO GOOMBO.
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