Rassegna storica del Risorgimento

1815 ; TOLENTINO ; RIMINI (PROCLAMA DI) ; GIOACCHINO MURAT RE D
anno <1930>   pagina <286>
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286 JR- il ConffrGsso Sociale M Napoli
Pìntei-esse italiano, che l'ambizione regia, si scJbiffiPtfié dai progwiju-mi, <she infiammarono i più austeri e i più eletti, ohe faeevn vota* per la salute e la grandezza d'Italia. JB tali voti erano stati emessi insorgendo gli Abruzzi nella primavera del 1814 ; insurrezione che doveva spandersi in tutto iì Regno, guadagnare le sÉSfere, 'Stan­ziate nel vicino Stato romano, .e costringere il re Gioacchino MtìiJàt a promulgare uno Statuto costituzionale, già steso e a muover guerra agli stranièri fa Ed era questo il segreto della Ciafèboneria, lì quale, se fu scopo precipuo della insurrezione abruzzese, più tardi. quando altre vicende fecero sperare che l'Italia avesse liberta, da Napoli si estese fino al Piemontese il grido de' Carbonari del 1820. fu mia sollevazione nazionale con gl'impeti di scacciare l'Austria e tutti gli stranieri, che avevano dominio da un capo all'altro della Penisola. Gioacchino quel grido del 1814 non degnò, e trovandosi a Bologna, chiamato a sé il generale Florestano Pepe, non gl'impose ili reprimere la insurrezione, di soffocare il grido, che significava redimere un popolo:* dopo una lunga notte di schiavitù, ma di cal­mare gli animi attendendo un momento più propizio.
Movendo Giuseppe Lecchi, comandante una colonna sopra Roma, il di 20 marzo le milizie napoletane marciavano oltre le frontiere del regno, e, invase le Marche, Gioacchino a Pesaro affronta gli Austriaci, e da Kimini dà il suo proclama di guerra.
I tre proclami emessi a Biniini gei giorni 30 e 31 marzo 1815 attestano il concetto profondo, che ÉoaeGteo, epepiv >er la In­dipendenza d'Italia], attestando ancora le defezioni politiche e i ma­neggi crudeli dell'Austria e dell'Inghilterra. Invase la Lombardia e il Veneto, non restituita la repubblica Ligure, né la religione Gero­solimitana dei maneggi del Bentinck, avrebbe voluto colonizzare la Sicilia in prò dell'Inghilterra*. Gioacchino, sdegnato dai tra Mei e delle prepotenze adoperate nel Congresso di Vienna, richiamava gl'Italiani a creare e custodire la nazionalità, calpestata ultima­mente con le armi invaditrici e coi trattati. E quanto egli abbia sentito generosamente, la storia lo rivela dai suoi proclami che è debito nostro rammentare, perchè dopo un secolo è tm lustri circa gl'Italiani ricordino con onore; il generoso! tentativo éhe de­turpa sempre più gli osteggiatori dell'idea politica, che, senza la violenza, l'inerzia, avrebbe destato l'universale acclamazione. Questi gl'intendimenti di Re Gioacchino; intendimenti che non ap­pagavano le ambizioni cotanto messi in voga, ma il l'innovamento della grandezza ialliica: