Rassegna storica del Risorgimento

1914-1915 ; ARGONNE ; FRANCIA ; GARIBALDINI
anno <1931>   pagina <60>
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Pietro Franatoti
Quanto a me, sono d'ayis0 che, radlpendenteniente da questione di ban­diera, il moto Ìaoniinciakv debba sapiògiarSi: per quanto lo permettono le immense difficolta che 8.tìa.versano. sopratutto la molta 'distanza dalla frontiera.
Se anche com'è ormai eerto, il governo occuperà quella Provincie, una forte iniziativa popolare potrebbe rendere necessaria una soluzióne più na­zionale della questione, e impedire alla monarchia di fermarsi .alle; iporte di Roma, lasciando la .città al papa*
Ma una forte iniziativa popolare panni poco sperabile* sòjpratutto se I-toma non si muove. E Roma, da quel che dicono quelli che ne conoscono. lo] stato interno, non pare disposta a muoversi. Trattasi adunque d'azione nella provincia, e sin qui di bande, giacché le città, come Viterbo, non hanno sin ora dato segno di; vita. Ora le bande è impossibile fermarle al di qua del confine, che è guardato da forze numerose dello Stato.
Non resta adunque che far entrare gènte alla spicciolata, al quale scopo si richiedono mezzi di organizzazione non minori di quelli che occorrerebbero ru-r le bande;, E di mezzi d'organizzazione purtroppo difettiamo.
Tutti -i tentativi anteriori per fare una cassa della democrazia, sapete come abbiano fallito. JChe fare adunque? V*è! in ogni paese qualche giovane ;éhe ha mezzi del proprio, o può, per un numero limitato d'uomini raccogliere all'improvviso.
A questi direi: andate* se potete e.'-cercate, entijando nel moto, per fjjarr prevalere le idee nazionali; Roma Capitale ecc. Ma il modo più efficace ad aiutare gl'insorti sarebbe nna potente rÌsoltuva; minacciosa agitazione nel­l'interno dello Stato: e di questa agitazione non Sj? vede segno, sopratutto nelle città che potrebbero dare la spinta al resto. Credo che la ragione della apatia sia questa : tutti Sono convinti che, da un giorno all'altro il governo occuperà la provincia* e farà un pastìccio qualunque d'accordo con la Fran­cia, per la posizione del papa a. Roma.
W naturale che, con tali previsioni e non essendovi nel paese disposizione o possibilità di rivoluzione, gli animi non si riscaldino. Torno a dite in tale stato di cose, non vedo che possa farsi, salvo il rimettere ai mezzi indivi­duali una cooperazione che invano si Chiederebbe ài paese in massa.
Addio, mio caro Cortesi. Appena avrò nuove da Pippo e dagli amici ve ìé (rotn u 111 < -li ero...
Vostro: A SffijftL