Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SICILIA
anno <1931>   pagina <98>
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98 Maria Aittonlotta Oìampuaìo
stria, si decise a cedere. Cedere era. ima parola dolorosa per un uo­mo dei suoi principi, ma dovette farlo per dissuadere il pubblico dalla opinione die la S. Sede fosse sotto la completa dipendenza delia Corte austriaca. Moina fu così la prima a riconoscere ufficial­mente in Fra invia una monarchia, i cui principi non potevano essere più antitetici ai suoi.
!Dne secoli prima avrebbe potuto un Nunzio apostolico regolarsi così, senza essere immediatamente richiamalo e punito dalla Santa Sede? Allora invece la Segreteria di Stato lodò Lambinisehini per aver compiuto quell'atto di prudenza,ed esso era veramente tale, ma riconoscerlo significava debolezza da parte del governo. Si ag­giunga poi che esso era stato ritenuto indispensabile da- un uomo di principi in transigenti : altro argomento non lieve per concludere che l'antica solidità del potere temporale era orinai scossa defiuiti-vamente. H Nostro ripagava di ugual moneta la diffidenza a suo ri­guardo di Palais Rovai : per i principi stessi di cui era imbevuto e che, in buona fede, gli sembravano gli unici atti a dare*-Sin ogni tempo, la felicità ai sudditi, egli non poteva riconoscere un governo che su basi apposte a questi si sosteneva, né si convinse mai che esso fosse più consono dell'antico al progredito modo di vivere mate­riale e morale dei cittadini. Sempre sperò che fosse un. ;ransitorio traviamento dello spirito pubblico quella monarchia popolare che avversava come ogni concessione fatta dall'autorità alle innova­zioni awoluzionarie, che avversava anche iperchè non la vedeva ab­bastanza forte per resistere all'infuriare delle fazioni ; a lei era do­vuto, senza dubbio, lo stato di perpetua rivoluzione a cui si era ridotta la Franca, die tsoMo il regime dei legittimi re era prospe­rosa e felice .
Perche Iittigi XVIII, salendo al trono dei suoi afi dopo la ra* staurazione, trovasse necessario governare con la Carta costituzio­nale, mai usata prima di allora, egli non se lo domandò mai, sicuro-che la Carta fosse non solo nominalmente, ma in realtà un . re­galo del re. Se solo per le sue transazioni impolitiche con lo spi­rito rivoluzionario Carlo X cadde, nemmeno seppe spiegarlo in al­tro modo che nella mancanza di fermezza dalla parte del ré, mentre* fu proprio un atto di autorità del medesimo che dette alla sua mo­narchia il colpo di grazia,.
In effetti, per tutti i èìnque anni della sua nunziatura, la Fran­cia fu in continue rivoluzioni, ma nel ISSO, quando la monarchia legittimista era tramontata, sembrava al Nostro che, quando pure tra