Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SICILIA
anno <1931>   pagina <112>
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NMH'jtòQtì/leptai (Giampaolo
nieo mezzo che dalla, B. Sede si poteva adoperare- per conservare la propria vita e i propri diritti politici
La Francia naturalmente non aveva intenzione di nuocere al governo di S. 'Santità!, ma voleva trattare cosa impossibile sotto il tiro di cannone austriaco e non eoi.ribelli, ma col Santo Padre, e si cercava a Parigi di convincere il Hltnzio che qualche con­cessione, per parte di questo, avrebbe fatto finii?: jtajfcto. Ma .con­cessione guai una parola che suonava ostica all'orecchio di un puro legittimista: che si parlasse di perdono per parte dell'offeso tifiti vraSìó eràf ÉQ linguaggio che. per la sua naturale mitezza d'animo, Monsignor L. poteva ancora intendere, ma, quanto alle concessioni, sebbene egli non fosse munito di alciiina istruzione per dare al Perier una risposta categorica, dichiarava che, per conto suo, non se ne sarebbe fatta) alcuna, >epnvintOj idi mettersi, così, nel più perfetto ac­cordo coi principi del suo angusto sovrano, la cui dignità e- indipen­denza non avrebbero pennèsso il ricevere condizioni per parte di qualunque altro governo.
Óeiyto, da quando la notizia dell'invasione di Bologna era stata conosciuta dal Gabinetto di Palazzo Reale* J Sebastiani non faceva che minacciare la guerra, e anzi, in un primo momentq, aveva pen­sato, di indirizzar una nota comminatoria alla Corte di Vienna, per domandare che le sue armate subito si ritirassero dalle Provincie romane. Ma la riflessione era sopraggiunta e aveva calmato alquan­to gli spiriti: con perfetto accordo gli ambasciatori delle potenze avevano parlato tutti in modo da far conoscere che non contro la sola Austria, ma contro l'Europa intera si sarebbe fatta la guerra, e 31 Ministro delle Finanze aveva dichiarato, in Consiglio, che. lo Stato non poteva sopportarne le spese.
La nota del Sebastiani, scritta in termini molto vlviv fn riget­tata e ne fu redatta un filtra,- nella quale, con molte belle frasi, si spiegava la condotta tlM re che parve ai- nostri liberali sempre ambigua, essi che avevano sognato in lui quasi il rivendicatore della libertà mondiale come la più chiara testimonianza della sincerità , delle sue disposizioni di fronte all'Europa conservatrice. Per gli in­teressi della Francia, Luigi Filippo voleva, nella politica estera, far dimenticare l'origine del suo trono, perciò ricordava tutti .gli atti del suo governo come altrettante prove di disinteresse e di mo­derazione Che egli aveva dato all'Europa, nel nobile scopo dì affer­mar la pace generale -e rinsaldare ì legami di amicizia che l'univano"