Rassegna storica del Risorgimento
1860 ; MILLE (SPEDIZIONE DEI) ; SICILIA
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1931
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IM preprùmòna politica del Gwéinal. Lambruxehvni 119
ino, i cnideila sua buona fede - - che gli attacchi fossero ingiusti, poiché egli non sapeva vedere alcun fatto, che potesse giustificare Iti qualifica del rigore imputato al suo governo, anche paragonando l'editto del 4 aprile a quelli emanati, quasi contemporaneamente dai sovrani li Modena e Parma. La ribellione era stala, secondo lui. un delitto, quindi non si poteva nò doveva pretendere che il delitto non fosse qualificato e punito come tale; esaminando poi a uno a uno gli attacchi del Ministro, egli si studiò di dimostrarne la rispettiva insussistenza, dicendo che non bisognava ? dicar I 'ditto secondo lo spirito dei giornalisti, che lo avevano sostanzialmente sfigurato, ma secondo l'espressione e il senso del medesimo. L'art. TV, p. es., lungi dallo stabilire la- pena di confisca,, là sospendeva, lìmita.ndosi unicamente a esigere che quelli che avessero cagionato danni allo Stato, dovessero riparatili, regola questa non fissata da alcuna legge -scritta, ma dai principi dello stesso diritto naturale, il quale prescrive che chi ha cagionato del male ad altri lo risarcisca. Inoltre la deroga di cui si parlava nell'ai. X e che tanto era dispiaciuta alla Francia, per la conseguente sommarietà della procedura era tutta- favorevole ai prevenuti, perchè, ili fondo, senza nulla togliere al vantaggio della difesa, si aveva voluto spogliarla della inutilità degli awooati: se poi erano 100 gli individui che sarebbero stati sottoposti all'esame delle Commissioni numero che al Ministro francese parve esorbitante non si sapeva ancora quale sarebbe stato li giudizio, né era detto, ove questo fosse riuscito severo, che il sovrano non avrebbe fatto uso, in loro favore, della più bella delle prerogative del suo cuore: la clemenza. Finalmente aveva fatto osservare che se la Francia aveva le sue leggi, anche Roma aveva le proprie, e ciascun governo aveva il diritto e il dovere di agire in .conformità di esse.
Egli stesso però, riconosceva che l'Editto avrebbe dovuto essere modellato un po' diversamente : forse lo aveva redatto un Legale 0 un Criminalista comune, mentre tali editti vestivano la natura di atti politici, e, per conseguenza, dovevano essere combinati con larghe viste e tatto fine, anche per non esporsi a fare quello che poi, pel concorso di una forza maggiore, non si potesse sostenere: del resto fOà):, le minacce del Gabinetto di Palazzo Beale non spaventavano pia il Nostro, perchè agli occhi di tutti la Francia non era
(60 V. Arch, Segr. Vat* -. Busta 165-2. doc. 717.