Rassegna storica del Risorgimento

FAURO RUGGERO, PSEUD. DI RUGGERO TIMEUS
anno <1931>   pagina <131>
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con la stampa, invece della verità, si propagassero gli errori, con­vinto, in ultima analisi, che la tanta diffusione dei lumi dovesse finire con l'abbrueiamento della casa (88). La stampa fu sempre, per lui, uno dei più spaventevoli regali dei tempi nuovi : e di ogni nuovo atteggiamento dello spirito pubblico credette che essa fosse la causa, mentre non ne era che l'effetto. Il rimedio a questa causa di tutti i mali (89), oltre la censura, egli proponeva fosse quello di fondare dei giornali, invisibilmente diretti dal governo, ma scrit­ti da uomini di molto spirito e con tale artificio, che il pubblico po­tesse leggerli con piacere e ricevere così, quasi senza accorgersene, l'antidoto contro le velenose idee, che il liberalismo aveva avuto modo di gettare nella mente di tutti. Ahimè! anche se scritto da uomini di spirito, l'antidoto sarebbe stato della stessa efficacia che ebbe a Modena La Voce della Verità , il giornale duchista, poiché il microbo della civiltà e del progresso aveva dappertutto trovato terreno favorevole e si era esteso rapidamente.
Che le radici di questo male fossero tanto profonde, egli non sospettava neppure, e perciò appunto la lotta contro di esso non gli sembrava impari né, in conseguenza, senza speranza.
I provvedimenti stessi che consigliava di prendere contro l'in­troduzione dei libri dalla Toscana (90), o che lodava si fossero presi contro la infernale società della Giovane Germania (91), mo­strano la ingenuità con cui credeva possibile riuscire a popee nn argine al pensiero umano. Lambruschini sapeva che in Toscana si pensava, in molte cose, assai diversamente da lui, e deplorava il giornaliero passaggio di centinaia di persone da quello stato sulla linea di confine coi domini pontifici, e viceversa; era poi sicuro che esistessero nello stato toscano libri di ogni genere, i quali, non per mezzo di spedizione, ma condotti da pedestri e particolari , si- in­troducevano nei luoghi di confine della S. Sede, finché una occasio­ne sicura non li faceva arrivare al destinatario. Con l'aumentare il numero degli impiegati, non nelle dogane di confine, che erano co­stantemente schivate, ma nelle terre più prossime al confine tosca­no, dove questi libri facevano la prima fermata, questo pericolo
(88) V, GAMBAKO, OD. ,ctt. pag. 300. (80) vV Jàxdb. Segr. Vat. affiata n. 248 doc. ti. 30.480. (90; V. Aich. Segr. Vat. * Segret. Stato - Busta 260 doc. a. M75. (91) V. Areb. Segr. Vat. - Segret. Stato - Busta 200 doc. n. 2123. appendi­ce doc. ri. 14.