Rassegna storica del Risorgimento

MIELE ANTONIO
anno <1931>   pagina <208>
immagine non disponibile

208
dMveppip Loonhlih Capobmnco
Dai verbali del lungo e movimentato dibattimento, risulta cué il Settembrini, il Nisco, il Pironti e il Miele si posero in atteggia-mento di fiera resistenza, richiamando su di loro i rimproveri del Presidente, il quale all'accusa lanciatagli dal Miele di essere preve­nuto contro di lui, ne ordinò l'espulsione dall'aula, tanto è vero che il Presidente lo fece ricondurre, a viva forza, a 8. Francesco.
Il fermo atteggiamento del Miele meraviglio non poco il Mini­stro inglese Lord Tempie a Napoli, che rimise al Gladstone il di lui ritratto in fotografia.
L'audizione dei testimoni e le lettura dei documenti occuparono il maggior numero delle udienze. Il é dicembre, il Procuratore Ge­nerale Angelino pronunziò la sua requisitoria, continuandola anche nei giorni 6 e 7, e concluse riducendo da 15 a 5 i capi della Setta, e abbandonò totalmente l'accusa di cospirazione contro il Sovrano, he prima aveva addossato a tutti i 42 giudicabili, mantenendo solo per alcuni quella di cospirazione e attentato contro il Governo. Se la prima accusa fosse rimasta intatta, non sei, ma quarantadue, sarebbero state le richieste di pena capitale.
H dibattimento durò 74 udienze, ed ebbe pei' ultimo la parola il Marini-Serra, che fu anche applaudito dal pubblico. H Miele, che dal Marini-Serra era stato difeso, volle difendersi anche da sé stesso e lo fece in modo da ecclissare gli stessi compagni di sventura che pur si difesero, con tanto calore, come il Settembrini ed il Poerio.
*
LA CONDANNA E LA RIPERCUSSIONE DI ESSA.
La Gran Corte criminale condannò il Miele a sei anni di rele­gazione per complicità nel reato di Setta.
Il Paladino giustamente osserva : Il Governo borbonico orga­nizzando il processo dell'Unita, come l'altro per i fatti del 15 mag­gio e permettendo che venisse compilato e giudicato nel modo de­scritto, offerse il fianco a quegli attacchi, che, accompagnati da ine­vitabili esagerazioni, contribuirono a formare la fama di perfidia e di scelleratezza da cui esso fu accompagnato e che è nota e divul­gata universalmente. Non valse che esso, per difendersi, pubblicasse gli atti del processo contenenti le confessioni, di molti imputati e le testimonianze rese sotto il vincolo del giuramento ; nessuno poi ere-