Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA ; BON COMPAGNI CARLO ; LA MARMORA, ALFONSO FER
anno <1915>   pagina <671>
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Un dissenso La Marmora-Boncompagni 671
Per tornare ai dissidii, i capi del partito d'azione non erano nemmeno d'accordo tra loro, poiché mentre alenai, come Garibaldi, Bertani, Bargoni, Fabrizi erano per l'azione immediata, volente o nolente il governo j altri, come Orispi, Mordini, Saffi, Cairoli, Givi-nini, Oadolini, vedendo la scarsa preparazione del paese e le dif­ficoltà internazionali, avrebbero volnto agire con massima ponde­ratezza e possibilmente di accordo col Governo. Essi, e in ciò s'accostavano ai moderati, avrebbero volnto che la solnzione di Roma venisse naturalmente con processo spontaneo e si iniziasse dai Romani stessi. Roma dovrebbe farsi più viva che non fa scrive il Saffix agitarsi, protestare con dimostrazione spontanea, senza impegnare lotte violente coi Francesi. Ma un moto insurrezionale, aiutato o no da spedizioni di volontari, oltrecchè sarebbe schiac­ciato fuor d'ogni dubbio, offrirebbe un pretesto plausibile, e forse desiderato a Napoleone, innanzi alla diplomazia e all'opinione pubblica, per prolungare l'occupazione, e far peggio .
Lanza, dava presso a poco mi giudìzio improntato alla stessa severità sulla condotta del Ministero Rattazzi nei riguardi della quistione di Soma e del Partito di azione.
Egli scrive : La discussione luminosamente aveva chiarito che non era il fatto di Aspromonte che si rimproverasse al Ministero dalla maggioranza della Camera, ma le lusinghe e le blandizie da Ini usate a Garibaldi ed ai suoi fautori, la sua tolleranza di atti preparatori! illegali, ohe condussero ad una aperta sollevazione, onde si fu poi costretti a reprimerla colla forza e con spargimento di sangue (T A VALLISI i, La vita e le opere di Giovanni Lanza. To­rino, Roux e Viarengo, voi- I, p. 217).
E in una lettera all'amico Castelli, del 28 agosto, cosi scrive: Sono al pari di te addolorato dei funesti avvenimenti ohe succedono nell' Italia meri­dionale, non tanto per gli effetti immediati, quanto per le conseguenze Future j e tanto più ohe non vedo via di uscire, senza danno per l'Italia, dalle attuali complicazioni. Quanti errori commessi dalla morte del Conte di Cavour ad òggi ! ed il massimo si fu di voler conciliare principi! opposti ed introdurre nel Governo la indecisione, nel Parlamento la diffidenza, nell'amministrazione 1incertezza, nel pubblico l'equivoco e l'incredulità. I fatti ohe lamentiamo ne sono la conseguenza. Dal giorno che il Ministero s'associò Garibaldi e mostrò di non poter governare senza di lai, era evidente, a ohi crede alla logica asso­ciazione delle idee e dei fatti ed alla storia di tutte le rivoluzioni, che il par­tito più ardente avrebbe trascinato nella proprio, via il Ministero, o sarebbe sorta una pericolosa collisione Op,: ,<]>. 294.
* Lettera di A. SÀKMC a MORDIMI. IO ROSI, H Risorgimento itàUano e VatUnut di m patriota. Torino, Roux e Viarengo, 1906, p. 250-257.