Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA ; BON COMPAGNI CARLO ; LA MARMORA, ALFONSO FER
anno <1915>   pagina <672>
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E allorché Garibaldi aveva lanciato dalla Sicilia il grido di Roma o morte , e il Governo, sbigottito, virò di bordo non solo ma lanciò, a nome del Ee il famoso proclama contro Garibaldi e i suoi seguaci, il Ferrari, dopo averlo deplorato alla Camera, dicen­dolo inoportuno, e messa in rilievo la condotta ambigua del Mini­stero Battazzi, affermava cbe il Governo avrebbe iatto meglio a secondare il movimento popolare e si sarebbe facilmente giustifi­cato davanti alla Francia trincerandosi dietro la volontà della na­zione, ohe voi potete dare di avere subito
E alla stessa conclusione, pressa a poco, viene il Orispi, in un discorso, denso di pensiero e forte per sentimento patriottico, pro­nunziato nella stessa tornata e sullo stesso argomento. Premesso che scopo delle agitazioni siciliane era di affrettare l'attuazione del solenne voto dato da quelle popolazioni il 21 ottobre 1861, cioè ohe VItalia dev'essere una ed indivisibile, esclama: Roma è terra- ita­liana, ci appartiene, e le mille fiate voi avete proclamato in questo re­cinto che essa è la capitale del regno quindi Ventrata nostra in quella Città sarebbe né pi/a, né meno ohe Vesercizio di un nostro di­ritto, il quale non potrebbe esserci contrastato ,
E questo è lo stesso diritto per cui si andò a Napoli, nelle Mar­che, nell'Umbria.
La questione prosegue è eminentemente politica, e non pub essere sciolta né colle minaccie né colla repressione. Al mo­mento in cui siamo è ncessario, più che la forza delle armi, la forza della ragione.
Per evitare la guerra civile, le cui conseguenze potrebbero es­sere gravi, il Governo potrebbe por fine agli indugi e prevenire l'azione popolare con uno di quegli atti audaci e generosi ohe val­gano a salvare gli Stati *.
Ma è facile pensare come né l'uno né l'altro sperassero in un'azione, diretta, né indiretta del Governo j e mentre in Parla­mento lanciavano le loro critiche sevère e in gran parte giuste con­tro di questo, manifestavano la loro avversione a un movimento popolare in contrasto coi poteri dello Stato, la cui conseguenza sa­rebbe stata la guerra civile e, chi sa, la dissoluzione dell'unità. Ed è sintomatico il fatto che il comitato nazionale romano, da To-
1 Atti parlamentari, Sedata del 3 agosto 1882.
2 jttti parlamentari, loo. oli.