Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA ; BON COMPAGNI CARLO ; LA MARMORA, ALFONSO FER
anno <1915>   pagina <673>
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Un dissenso La Marmora-Bonoompagni 673
rino, esorta il popolo di Bontà ad inchinarsi alla parola del Be ed aspettare, se l'indugio è ancora necessario1.
È noto infatti che il Orispi, nonostante i molti inviti d'accor­rere in Sicilia, rimase a Torino, come fecero altri; che il Cairoti e il Mordini in Parlamento sostennero Roma doversi unire al resto d'Italia mediante raccordo tra principe e la rivoluzione; che Ci-Vinini e altri amici intimi dell'eroe, Fabrizi, Saffi, Orispi, Calvino De Boni scrissero collettivamente a Garibaldi proponendogli una politica di temporeggiaménto, finché scoppi a Roma una insur-Tezione -. "È noto che essi, specialmente Cairofi e Mordini, re­putassero necessaria la caduta del Ministero Rattazzi, perchè fi movimento garibaldino potesse attecchire e dalla Sicilia propagarsi nel resto d'Italia per imporsi anche all'imperatore dei Francesi ed evitarne l'intervento nel caso di occupazione di Roma:.
Ma il. Ministero rimase, l'insurrezione non ebbe luogo, e per evi­tare la temuta guerra civile costoro ritennero pericoloso il tentativo del loro duce; e sebbene molti lo abbiano seguito per disciplina e per cieco attaccaménto, non erano affatto convinti, né speravano nell'esito dell' impresa. Nondimeno i più illuminati come Cadolini, Mordini, Fabrizi e Calvino si rifiutarono di seguirlo, quando s'ac­corsero di non poterlo dissuadere dal proseguire l'impresa il cui fallimento ai loro occhi appariva più che mai certo, e le conseguenze più gravi di quanto per fortuna poi non furono.
Questi quattro, che erano deputati, lasciarono pertanto l'isola allorché Garibaldi ebbe preso imbarco a Catania per le Calabrie,
i EegGi- P indirizzò : < Romani, il Re d'Italia ha parlato. Egli ha rivendi­cato ver sé il diritto di chiedere all'Europa giustizia intiera per la sua azione egli ha promesso che quando l'ora del compimento della grande opera sarà giunta la sua voce ai farà, udire di nuovo tea noi. Fidiamo nella sua parola. Quando il primo soldato d'Italia parla d'indugio noi possiamo aver fede ohe se questo è ancora necessario sarà per breve e ara l'ultimo (dal Diario Di Agostini, mas. Risorgimento, presso la Biblioteca Vitt. Emanuele di Roma, a 21 agosto 1862). Il Mordini si meravigliava della pazienza dei Romani, ma ne faceva cadere la colpa negl'Italiani ohe li avevano obliati; mentre il Petruc-cefli della Gattina li accusava di frollezza dicendo ohe essi non erano piti l Romani del 1849 . Quel Romani si sono veduti venire quella turba di ohierouti stranieri, senza sollevarsi contro. Bisogna aver non sangue, ma acqua nelle vene, ma soiroppo, per sopportare la presenza di tali uomini {Atti parlamentari, seduta del 20 luglio 1862).
B Rosi, op. oit., p. 270 nota 2.