Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA ; BON COMPAGNI CARLO ; LA MARMORA, ALFONSO FER
anno <1915>   pagina <678>
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F. Fava
1 intenzioni sue e quelle dei suoi amici, erano di fere opera di pacificazione. E se non si recò in Sicilia, s'adoperò tuttavia da lontano mandando colà lettere agli amici, esortanti alla calma e alla concordia. Tanto che il generale Medici per calmar il fermento, gli chiese il permesso di pubblicarne talune. E a conforma di quanto asseriva ne lesse una alla Camera, nella quale era detto:
Mi chiedete consigli? Eccoli franchi, espliciti al mio solito, il Ministero, lo so, precipita in continui errori e disgusta le popola­zioni, le quali desiderano il minor male per uscire da questo caos. Ebbene, bisogna calmarle codeste popolazioni e dir loro che la posizione è precaria e che la libertà ritornerà in onore. Bisogna loro dire che questo ministero non può durare in eterno, che cadrà, e che ne verrà uno il quale almeno avrà l'esperienza degli errori commessi dai predecessori, per agir meglio.
Noi, grazie a Dio, non siamo come ai tempi del dispotismo che bisognava svellare una dinastia per divenire liberi. La dinastia, non essendo e non potendo essere partecipe di tutti gli errori dei ministri, bisogna solo abbatter questi, il che non sarà opera diffi­cile (tornata del 30 novembre).
E il moderatissimo D'Ondes Eeggio, il solo deputato siciliano che, oltre il Orispi, non si fosse recato in Sicilia, confermava la verità delle dichiarazioni di Mordi ni, essere cioè questi andato nel-V isola per smorzare, non per accendere lo spirito di rivolta. Ag­giungeva anzi che il Mordini a questo scopo lo aveva invitato, prima di partire, a essergli compagno: ora, nessuno penserà che egli potesse essere sospettato di tendenze rivoluzionarie. Si rifiutò credendo poco efficace l'opera sua, facendo però pervenire lettere agli amici suoi di Palermo di esortazione alla calma e alla con­cordia.1
Tirando le somme, pare si possa concludere che il La Marmora abbia esagerato nella sua mente il pericolo; e uso come era a ri­correre a misure radicali, senza mezzi termini, ponendo al di sopra di qualunque considerazione la salute della patria, credette non solo legittimo, ma doveroso agire come ha agito. Ed è naturale ch'egli nel dar contezza del suo operato la giustificazione accom­pagni con lo scatto di indignazione contro quei rappresentanti del
i jgn; PABLAMBNTAIU, 80 novembre 1862.
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