Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE ROMANA ; BON COMPAGNI CARLO ; LA MARMORA, ALFONSO FER
anno
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1915
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pagina
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685
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Mordini mi rispose che essi non eccitavano l soldati alla diserzione, ma che nello stato attuale delle cose o il Governo cedeva, o l'esercito andava in dissoluzione.
Dopo pochi momenti, di nuovo introdotto da Garibaldi, fui messo in libertà, e ne approfittai per raggiungere in Misterbianco 11 generale Mella.
Dopo un'ora circa fu annunziata una deputazione che veniva da Catania, ed io dietro invito del generale, fui presente al ricevimento di quella deputazione.
Essa era composta di 8 o 10 deputati al Parlamento nazionale, fra quali Fabrizl, Mox'dini, Cadolini, Battaglia: non credo vi fosse Calvino.
Mordini prese 11 primo la parola, e disse che essi, deputati al Parlamento nazionale, venivano, non mi ricordo bene, se a pregare, consigliare o invitare il generale Mella a non attaccare la città di Catania, onde evitare il disastro di una guerra civile nella mura di una popolosa città.
Il generale Mella rispose che egli non attaccava la città perchè non ne aveva ricevuto l'ordine, e che in ogni caso la responsabilità dei disastri sarebbe caduta su chi violava le nostre leggi e' si atteggiava a nemico del Governo e del Re.
Parecchi deputati, Cadolini fra gli altri, presero la parola; Mordini poi disse non volere in quel momento fare una quistione politica solo scopo della loro missione esser quello di evitare lo spargimento di sangue.
Risposi io a Mordini che nessuno in quel momento voleva sollevare una quistione politica, Essi, quantunque deputati non avere in quel momento nessuna importanza governativa o politica superiore a quella di qualunque altro cittadino, polche quantunque fossero 8 o IO deputati, il parlamento è una unità che non ha frazioni, ed il generale Mella dal canto suo nuli'altro compito avea che obbedire agli ordini che avesse ricevuto, qualunque essi fossero.
Seguitando poi il colloquio da solo a solo con Mordini, ritornai sulla mia Ipotesi dello scioglimento dell'esercito.
Gli diesi che eccitando alla ribellione qualche soldato non facevano che rovinare l'esistenza di un individuo, ma che l'esercito nel suo Insieme rimarrebbe compatto contro qualunque seduzione, e che le sue asserzioni di poche ore fa non si sarebbero avverate.
Mi rispose Mordini ch'egli non desiderava lo scioglimento dell'esercito ma che il Governo piegasse, che Garibaldi voleva evitare qualunque combattimento coll'eserclto, e che credeva che vi sarebbe riuscito.
La Deputazione partì: dopo non ho più veduto Mordini.
Il Maggiora di Stato Maggiore G. PozzoLim.
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