Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1931>   pagina <596>
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rusCìti; la liberazione d'Italia, secondo l'Orsini, mai avrebbe po­tuto Ottenersi senz'ai*ml, senza duci, senza denaro, e senza un aiuto estuilo. La teoria del non intervento, generalmente prolessata *n Italia. massime dopo; Intervento della Kepubblìisa frnm'ese contro la romana C1B9)>: non era accettata dall'Orsini, u da altri rivolli-zionarii, poiché di quell'intervento non, si. faceva colpévole la [Repub­blica;, ime il IBSesidente di essa, Napoleone Bonapiairte. Perciò una Francia liberata da costui, e ritornata Eepubulica, avrebbe forse, data l'occasione, riparato la colpa commessa. Dopo tuttì) {igpi pensò che l'unica- vìa da battersi fosse quella di predisporre una Francia per lo meno simpatizzante per la liberazione dell'Italia, oppure ten­tare un disgregamento nell'esercito austriaco. Checché si dica, per l'uno e per l'altro intuito, i fatti luminosamente'dimostrarono che egli fu un vero profeta.
Fisso in quest'idea, l'agittòre romagnolo, anche prima della sua disdetta al Partito mazziniano, riprese la sua liberta d'azione, con tutta la' fede di un apostolo, si diede alla propaganda d'Italia nell'esercito austriaco, negli Stati Slavi e nelPÌJngheria r passo ar­ditissimo che gli fruttò (come si disse) l'ergastolo di Mantova, dal quale prodigiosamente evaso, decise di troncare ogni suo' rapporto coi Mazziniani, non perchè costoro non si fossero curati minima­mente di lui durante la sua prigionia, ma perchè continuavano a pretendere da lui il solito corpo morto per le loro solite spedizioni di Troia, quale era stata nel frattempo anche quella di Carlo Pisa-canei. Beco perciò la pubblicazione delle sue Memorie nelle quali egli pose in rilievo la insufficienza del metodo rivoluzionario mazzi­niano, ed ecco la protesta dei mazziniani esprimenti disprezzo verso colui che, secóndo il loro mal celato timore, con l'esperienza pra­tica e col dinamismo personale, poteva superare l'influenza del loro idolo, Griseppe Mazzini. Il portavoce M tale; protesta e di tale con­danna fu F. Campanella, il filosofo (per omonimia) della rivolu­zione, il meno adatto per ciò a coordinare nella pratica i due fa­mosi termini del Maestro, a Pensiero ed Azione . Bene a ragione Felice Orsini aborriva dal contatto di questi filosofanti: un giorno negli interrogatorii subiti nell'ergastolo di Mantova, cantò bello e tondo al Commissarilo Gasati, non sono i filosofi olle fanno le ri­voluzioni, ma i bisogni non soddisfatti dei popoli : così nascono le rivoluzioni (19). Ma se per un verso la pubblicazione delle Memorie
(19) v. tyworle dfc> p. '2Mr