Rassegna storica del Risorgimento

FERRARA ; MUSEI
anno <1915>   pagina <692>
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692 J0. Michel
tario alla difesa di Roma, Filippo Pisani, ufficiale d'artiglieria nella Repubblica Veneta e comandante dei forte di Marghcra nel 1848f di Gioacchino Bonnet di Oomacehio che tanto validamente si ado­però per la salvezza di Garibaldi nella sua ritirata da Roma. Bello stesso Mayr, una delle più insigni figure dei patriotismo ferrarese, v'è anche un busto, un calco della mano, una fotografia e poi di­plomi, onorificenze e stampati biografici.
Numerosi oggetti e documenti sì 'riferiscono al periodo della reazione e più specialmente agli arresti e al processo ferrarese del 1853. Vi sono i nomi e i ritratti di tutti gli inquisiti e la sentenza a stampa affissa ai muri della città il 1G marzo, il giorno stesso in cui fu pronunziata, per la quale dieci cittadini ferraresi, ritenuti colpevoli di aver promosso una società rivoluzionaria e di aver tentato il rovesciamento del Governo pontificio, furono con­dannati alla morte e due alla galera e al carcere a tempo. Ve anche il ritratto del conte Filippo Folicaldi, delegato apostolico in Ferrara, che non risparmiò in quegli anni pene e rigori per soffocare ogni fermento rivoluzionario.
Molti cimeli, raccolti tutti in una vetrina, appartennero ai fare martiri Domenico Malagutti, Luigi Parmeggiani, Giacomo Succi, che soli subirono l'estremo supplizio. Meritano, tra gli altri, di essere rammentati una stecca con la quale il dottor Malagutti, prigioniere nella fortezza di Ferrara, tagliava le carte dei Prolegomeni cli­nici del dottor Bosi, unico libro di cui gli fu concessa la lettura, la pipa da lui fatta con la terra del forte durante la prigionia, un porta-orologio del Succi, un'immagine sacra portata dal Par-meggiani e anche una ciocca di capelli e un ritratto in miniatura di Gaetano Ungaretti, coinvolto e condannato nello stesso processo. Tra gli stampati è l'inno al martire ferrarese Domenico Malagutti per la sua laurea in medicina, la necrologia di Maria Bondonelli in Mellaoina, cjie, amante dello stesso giovane dottore, dimostrò dinanzi agli inquisitori una fermezza veramente virile; e poi nu­merosi foglietti a stampa che tessono quasi la storia delle funebri commemorazioni dei martiri, dal 1<S marzo 1853 al 16 marzo 1888. Altri oggetti sparsi in varie vetrine possono ugualmente rife-rirsi allo stesso periodo doloroso del martirio e dell'aspettazione r cosi la corona che portavano i confortatori dei condannati in foe-tezza, la sciabola con bandoliera dei poliziotti austriaci ohe fanno