Rassegna storica del Risorgimento

FERRARA ; MUSEI
anno <1915>   pagina <693>
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Il Mimo del Risorgimento dì Ferrara 603
parte delle memorie e degli oggetfó lasciati dal cav. Antonio San­tini e il permesso di estradizione rilasciato al marchese Bina-monte Bonaeossi al suo uscire dalla Fortezza.
Numerose armi ed uniformi risalgono all'anno che vide rinno­varsi i propositi e le speranze della redenzione italiana. Fra le armi è il fucile di cui erano armati i giovani appartenenti al Bat­taglione della Speranza (1859)5 frale uniformi, la tunica, i panta­loni e il berretto da ufficiale e da milite della Guardia Nazionale. Fra gli altri oggetti meritano di essere ricordati quelli raccolti sul campo di battaglia di Solferino, dove fu ucciso il generale Augicr, la staffa di un ussaro austriaco che portava la corrispondenza al comandante della Fortezza, arrestato e disarmato da Napoleone Ba-spi e un berretto di fanteria austriaca rinvenuto il 21 giugno 189-nella stessa Fortezza.
Nella ricca serie iconografica si trovano i ritratti di quanti cit­tadini ferraresi presero parte cospicua agli avvenimenti di questo stesso anno e, fra gli altri, del dottor Giovanni Persili e del con­te Francesco Aventi. Una tela, di scarso valore artistico, rappre­senta l'ingresso alla fortezza di Ferrara eretta nel 1608 e demolita ugualmente nel 1859. Per gli anni successivi, e più precisamente per la campagna del 1860-61, meritano di essere particolarmente rammentate le lettere del conte Rinaldo Giglioli, volontario gari­baldino, le medaglie e decorazioni di Achille Morelli Oondolmieri, la stampa riprodneente lo stesso volontario ferrarese nell'atto che con eroico coraggio riesce a salvare un' infelice madre con due figli, profuga da Capua; i cimeli di Ferdinando Oampanati, caro alla fa­miglia Garibaldi, le memorie del tenente Giovanni Ghedini che si distinse nel combattimento di Oivitella del Tronto e poi, pia tardi, nella campagna contro il brigantaggio.
Molto più numerosi sono gli oggetti e i documenti relativi alla guerra e agli avvenimenti del 1866. Fra i cimeli della famiglia Magnoni, e più precisamente del conte Alberico, è la sciabola e la sella di un ulano ucciso a Villafcanca. Un bel disegno, tolto da un affresco eseguito da un caporale, rappresenta il 49 e il 50 reggimento fanteria che, formati i quadrati nei piani di Villa-franca, respingono le ripetute cariche degli Ulani (brigata Pultz)j un altro rappresenta il 4 battaglione del 49 fanteria a Oustoza, un terzo la carica di tre plotoni del 3 squadrone del reggi-