Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; VICENZA ; ROMA ; CALDESI LODOVICO
anno <1932>   pagina <143>
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II Colonnello parla loro di insubordinazione: non importa. La truppa è agitatissima. Le porte che mettono nella sala dell'adunanza sono aperte : appaiono faccie di militi vocianti : il maggiore Pasfi > presso i Membri della Commissione e presso il Governatore, insiste per avere un ordine categorico. La truppa si accalca sempre di più verso gli accessi della sala.
Vogliamo partire !
Vogliamo l'ordine di partire ! . Cosi si urla da ogni parte.
<< C coadunati dice il verbale cominciavano a conoscere che la loro situazione si! andava rendendo scabrosa .
Si gridano allora, da parte dei Radunati , altre parole di persuasione verso i tumultuanti. Perchè non attendere che pàssi il generale Ferrari,: o il Generale Durando che, a quanto risultava, erano già arrivati a Rimini?
No ! Vogliamo partire !
La truppa vuol l'ordine di partire, e gli ufficiali prevedono di­sordini.
Il Governatore finalmente pronunzia il consenso: si parta pure.
Ma il Maggiore Pasi non accetta. Egli vuole l'ordine per iscritto, e gli ufficiali! si associano al Maggiore. La truppa fa ressa ancora alle porte. Che succede? Sta per entrare: e chissà che cosa può ac­cadere.
Giungono agli orecchi del Governatore che parlamenta ancora con gli ufficiali, le grida : Abbasso il Governatore !
Era quello che ci voleva.
L'ordine viene scritto : Essendo le ore 0,1/4 pomeridiane, la Colonna mobile volontaria riunita in questo Palazzo Comunale parta per Imola all'istante... .
Il Governatore e i quattro membri della Commissione firmano.
All'una la truppa ha il segnale di partenza, e passa baldanzosa sotto l'arco di Porta Imolese.
Dicono le cronache che il popolo che accompagnava i partenti era tanto che appena si poteva girare: qualcuno accompagnò i mì­liti sino a Castel Bolognese, donde ritornò per raccontare ancora della gioia e dell'entusiasmo di quei generosi.
Oh quante speranze fiorivano in quella primavera!
Corre alla mente il pensiero del Wordsworth : Vivere in quel­l'aurora era una benedizione; ma l'essere giovani era il paradiso .