Rassegna storica del Risorgimento
MENOTTI CIRO ; MODENA ; MOTI 1831
anno
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1932
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pagina
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169
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colà precipitare Ut ponchi giorni tutte le rosee speranze: In pianta rifiorisce ora audio sulle rive del Tevere.
Lodovico* eome accade sovenighg ctì si chiude entro la cerchia entns?aatiea dei correligionari non ode il mormorto ostile del popolino romano, e non del popolino soltanto: non capisce elle molti sono i convertiti prontissimi a riconvertirsi non appena il Papa Daacia ritorno; che gran parte dei Romani accettano tatto perchè tpfc Secoli non credono in nulla; da buon idea lis, aitììi sff accorge nemmeno che ft quegli allegri , fra i fanatici, fra gli ardenti amici della èraMuovai rci sono malandrini e canaglie pronti atnipnar le mani, col pretesto di difendere la repubblica, ma in realtà per far bottino.
ì?è vale a risvegliarlo dai suoi sogni nemmeno il fatto che egli stesso, Lodovico in persona, è derubato del portafoglio, a Me ne accade una delle grosse scrive meravigliato e sdegnato il giorno 24 mi è stato rubato il portafoglio di tasca .
Dalla nativa Faenza meglio ci vede la madre che del resto non si era ingannata nemmègò quando comunicava i suoi dubbi e le sue apprensioni al figlio combattente a Vicenza. A Faenza, per l'opera delittuosa di settari, dei sicari cioè che difendono la repubblica* Si commettono atrocità tutti i giorni..
In tutta .Romagna, come altrove, come in Roma stessa, individtìi di mala razza approfittano, in quel Febbraio e più ancora nel Marzo successivo, del nuovo regime per dar sfogo ad istinti bestiali, per commettere vendette, uccisioni, delitti, rapine, grassazioni, azioni malvagie e scempie, credendosi favoriti dall'impunità perchè fautori accesi del nuovo governo.
Ti erano insomma dei ladri e degli assassini veri e propri che Si vantavano di essere la salvaguardia della giovane repubblica, e che si davano le arie di alfieri indomabili) di quella bandiera che pochi nomini pensosi e generosi avevano innalzato sul Campidoglio per dire agli Italiani che c'era una patria, e che bisognava soffrire e morire per la sua indipendenza e per la libertà.
A Faenza quei facinorosi avevano bruciato il 12 Febbraio, con la scusa di festeggiare la proclamazione della repubblica, PArcliiivio penale, poiché vi erano là delle carte che testimoniavano troppo sulla loro capacità a delinquere Delitti senza numero si compivano ininterrottamente ; e le cose erano a tal punto che i delinquenti, con la scusa di essere dei patrioti', dominavano e si davano Paria di essere i padroni della situazione e la forza stessa del governo.