Rassegna storica del Risorgimento

UNGHERIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1932>   pagina <184>
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accesi fuochi di allcgreazai; Mg Sècinto della quayJitena era circon-dato da barene.; aiiBuonavano musiche* canti, grida di evviva Kos­sutb e l'Ungheria j vennero distribuiti fogli volaiatcome quello coE'iscrizìoueii { piccola tigre {.4bsburgo, il primo tra i jfoaniii della terra, ed il lecite spagheria, redentore del popolo . Kossutli rivolse anche discorsi in lingua italiana alle deputazioni ed alla gioventù venute a salutarlo.
Le accoglienze trovate in Italia lasciarono certamente nell'ani­ma di Kossutli una impressione profonda e durevole: esse confer­mavano la sua fede nelle simpatie del popolo italiano per la sua per­sona, e per la sua patria, ma destavano nello stesso tempo la sua dif­fidenza per il Governo di Piemonte dell'epoca, accresciuta poi per l'influenza del celebre esule d'Italia, Mazzini, con cui il Kossutli entrò in rapporti di amicizia durante il suo lungo soggiorno a Londra.
Quest'amicizia dei due grandi esali fu turbata un poco da un avvenimento successo a Milano nel carnevale dell'anno 1853. Era la rivolta tentata contro l'esercito austriaco* J; cui. organizzatori sì ser­virono di un proclama di Kossutb cifre incitava i soldati ungheresi ad abbandonare le file austriache. La rivolta precipitata e mai orga­nizzata non potè riuscire, ma provocò invece atti crudeli di vendetta e di repressione da parte dell'Austria. Kossutb, vedendo il cattivo-esito e volendo sottrarsi alla responsabilità, accusò pubblicamente il Mazzini di aver abusato 'del suo nome. Questa accusa non era del tutto fondata : il proclama era bensì opera del Kossuth, ma desti­nato forse ad un'occasione più propizia. Il fatto produsse non soltan­to dissenso fra Kossutb e Mazzini, ma acuì la diffidenza del governo piemontese verso l'emigrazione ungherese, al punto che si venne al­l'arresto ed all'espulsione di Tùrr, che alla notizia della rivolta pre­parata a Milano, era penetrato con incredibile temerità in Lombar­dia, riuscendo a pena a salvare la vita.
Questa diffidenza, ormai reciproca, era senza dubbio contraria ai piani originali de) rivoluzionari di ambedue le nazioni.
Gli sforzi dell'Ungheria per riacquistare l'indipendenza, e del­l'Italia per creare l'unità nazionale, mostravano lìn dalla rivoluzio­ne del 1848-49, una certa comunanza, e perciò era naturale che l'e­migrazione ungherese riponesse sin da bel principio le sue speranze anche nell'appoggio aspettato da parte delia nazione italiana. I fatti accennati indebolivano queste speranze che più ancora parvero de­luse, quando nella guerra dì Crimea il Piemonte si accostò all'allean­za delle potenze occidentali avvicinandosi per tal modo anche al-