Rassegna storica del Risorgimento
UNGHERIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno
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1932
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pagina
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198
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o8 Alberto-- Bwwttixiky
E perciò vediamo clie nel lungo periodo trascorso dalla restaurazione della costituzione alla morte di Kossuth, gli Ungheresi di ogni classe, di ogni partito politico: ìje 9J ogni età., vennero in una-serie infinita di pellegrinaggi nell'antica capitale del Piemonte per vedere, udire, venerare l'esule volontario, il profeta solitario djj una rivoluzione della quale la nazione non rinnegò mai il ricordo, il nostro padre Kossuth , il sacro vegliardo * al venerato ospite della sua seconda patria, l'Italia.
Quando poi nel 1894 il grande patriotta venne a morire a 92 anni, la sua salma fu trasportata nella patria il cui suolo egli, vivente, non aveva voluto calpestare; fu sepolto con grandissima pompa, seguito dall'intéra nazione, eccetto il Governo, che per riguardo al Re non potè partecipare ai funerali!. Sulla sua tomba venne eretto un grandissimo monumento, e piò di settanta statue sparse nelle città ed anche nei villaggi del paese, proclamano la sua gloria e la gratitudine della nazione.
Uno dei suoi figli, il maggiore, Francesco, uomo di' vasta e profonda cultura e di temperamento calmo, punto rivoluzionario, venne in patria dopo poc.o> e: .presa la cittadinanza ungheresey si mise alla testa del Partito dell'indipendenza; e quando nel 1906 le vicende politiche portarono al governo una coalizione dell'opposizione, fu ministro del commercio. In tale qualità potè inaugurare quasi ogni mese un monumento a suo padre rivoluzionario, mentre1, lui, il figlio, fedele al compromesso del 1867 che il padre aveva rifiutato, era ministro leale e devoto di quel Francesco Giuseppe che era stato detronizzato dal padre.
L'altro figlio di Kossuth, Luigi, esperto tecnico, non propenso alla vita politica, fu alte funzionario nella Direzione generale delle Ferrovie italiane, e rimase in Italia fino alla morte.
L'attività dei profughi ungheresi m Italia nella seconda metà del secolo passato, appartiene ormai alla storia. Dal momento in cui la grande maggioranza della nazione si fu riconciliata col suo Re ed ebbe ristabilita la sua costituzione monarchica, iniziando una feconda epoca di lavoro e di sviluppo nazionale, la politica della emigrazione appare superata. Ma il giudizio storico oggettivo non negherà mai di giustificare il contegno dogli emigriitrù che, privii la maggior parte di ogni bene materiale -duramente lav-o;i.wi,tÌ per il pane quotidiano, tennero desta anche nella -nazione con la loro fede e con la loro persevera nza* la fede nel suo rlWttcjii 6 net mia -avvetiie.