Rassegna storica del Risorgimento
FOSCOLO UGO
anno
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1932
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pagina
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203
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Ugo Foscolo e l*ltalw 203
Cade iguouùniosaniente il Kegnn d'Italia, ed il Foscolo lontano dai luoghi del pericolo, cingendo la sua spada, ritorna all'azione: il Poeta mette i libri a riposo per co agi ungersi con gli armati, che si battono per impedire che i nemici d'Italia possano contaminare le nostre terre.
Ma il destino aveva decretato che le orde dell'Austria dovessero danneggiare le itale terr che nuovo sangue si? spargesse, senza che un lume potesse additare la via della salvezza. Gli animi erano depravati ; domani lo; straniero, invadenre, crudele, contaminerà perfino le nostre sepolture !
Perdute le speranze di risorgimento, caduto il leone, che con l'arma del dispotismo teneva a freno i popoli schiavi, pigri contro la violenza, il Foscolo depone il suo mandato, rinunziando a promesse che potevano macchiare la sua coscienza. Kel suo petto arde soltanto l'amore per l'Italia, e da lungi saluta con parole eroiche la madre, alla quale doveva i sensi più liberi dell'educazione, la virtù dell'operare.
Quando non si' vogliono accogliere le sue dimissioni, quasi obbligandolo a servire l'Austria, egli lascia la terra amata, rifugiandosi nei Cantoni elvetici per avere libera la coscienza, la parola e i mezzi di servire con nuove opere d'ingegno l'avvenire e le sorti d'Italia. Povero e sprovvisto di mezzi, mantiene, in Aita disagiata, il carattere immacolato, che doveva essere d'esempio all'avvilita ed alla sorgente generazione.
Nella solitudine dei Cantoni, .Rivendo ora di qua ora di là, l'intemerato scrittore è dall'Austria, già in possesso del Lombardo Ve--neto, perseguitato con lo spionaggio, di cui sii la organo la rappresentanza della Repubblica elvètica. Ma il Poeta, che lasciando l'Italia, aveva scritto alla madre di tenere alto il suo onore ed il carattere, schivando le insidie crudeli, con animo sereno detta i! discorsi sulla servite d'TtaUa; e condannando tutti gli errori, seguendo i principi fondamentali della politica del Machiavelli, per la formazione di un'Italia e per l'obrobrio degli stranieri, pone in capo ad discorsi stessi le sanguinose parole: a rilar l'Italia bisogna disfar le sette . Ed ecco che lo scrittore col cuore sanguinante, additando le pratiche da usare per la educazione nazionale, fulmina le sette, le partigianerie, che dall'epoca dei Comuni hanno scavato la fossa alla costituzione nazionale, affermandosi dalle Alpi allo Stretto. E questi Discorsi, che dovevano essere j galateo morale e politico degli Italiani, nel 1860 svisati concetti lucendo credere che