Rassegna storica del Risorgimento

1864 ; VENETO
anno <1932>   pagina <411>
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La Rivoluzione Siciliana dui iStìd 465
poi aggiungere hi ma 11 ronza di libertà Comunali g pi-ovtB6ta.il, man-i-ansa che impediva al popolo M amministrare con equità i comuni e le Provincie e di migliorarne le condizioni economiche. Jl dispoti­smo più crudele, distruggendo ogni liberta personale e di stampa, creava inoltre un esercito di malcontenti e di insofferenti di ogni autorità governativa* prima causa delle sollevazioni popolari, fero­cemente represse dal regime borbonico. Non so che cosa ci fosse di vero nelle asserzioni fatte dal Crispi, (e ripetute anche dal Depre-, tis), che cioè la tortura funzionasse ancora nelle carceri palermita­ne; certo è che 31 barbaro sistema giudiziario, vigente tanto in. Si­cilia che nelle provinole napoletane, giustificava pienamente il mot­to del Gladstone sul governo e sulla politica interna del Regno delle due Sicilie.
La rivoluzione aveva trovato! H terrena preparato dal malcon­tento generale, elite regnava, pei* ragioni ideali e materiali!, in tutta Pisola. Non per nulla infatti la piccola armata .garibaldina ebbe dal popolo delle, campagne il più forte aiuto. Ma si dovette far tabula rasa del passato in fatto di ordinamenti politici e giudiziari, men -tre, nel campo economico e sociale, Francesco Crispi procedette cou molta cautela, abolendo la lassa sul macinato e Rispettando nello stesso tempo, per le ragioni su esposte, la mano morta liei clero, il quale era poi quasi tutto favorevole alla rivoluzione. Cosi il disordine amniinistrativo e giudiziario, che seguì la presa di Pa­lermo., ai jxiiini di luglio cominciava lentamente a diminuire per l'opera indefessa dei ministri siciliani. Ma ora sorgevano vivissime le lotte politiche caratteristiche dei popoli -he. dopo essere stati soggetti per lungo tempo al dispotismo, acquistano improvvisamen­te quella completa libertà, che essi tanto desideravano, senza pero esservi gran che preparati.
Ai quattro giornali principali di' Palermo!;: ÌPAMÉ c>2fótffo per gli italiani , la. ForUoe-m imom faceva capo l'opinione, pubblica dell'Isola. I n'ite primi gtaÉij franca­mente ed apertamente annessionisti erano poi l'organo di quella aristocrazia latifondista e df. quplla borghesia agiata, die nella pronta annessione vedevano la line della rivoluzione e dei pericoli die ne potevano derivare ai loro forti interessi economici.
In un lungo articolo del 27 luglio, 'Commentando favorevolmenv la nomina del Depretis a profittatore, l'Italia per gli italia­ni * diretta dal l'irrito, diolilarava clic In politìcn del conte dì Cavour di procedere a gradi nella formayàone d'Italia, non è quella