Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1932>   pagina <417>
immagine non disponibile

IM ttivoltimno Siciliana dei 186Q
Jiiiazzo, per alcunii giudizi 4,. proprio da Milazzo avvertiva il S luglio Agostino Bertani che il giorno prima era arrivato al campo garibaldino il conte Litta-Modigliani ufficiale d'ordinanza del Be, con lettere importanti (Doe. Vili).
Ad alcuni studiosi parve, quando si pubblicò nel 1909, per opera del Guerrini. il diario del Litta, che il Be procedesse separatamente dal sutìipiùino ministro, il quale avrebbe dovuto avere tutto l'interes­se ad impedire lo sbarco di Garibaldi nel continente. Invece tauto il Cavour, quanto il suo braccio destro, il Carini, pensavano, come di­mostra la suddetta lettera, a praticare quel pretto strattagemma ancor prima della partenza dii Bepretis per la Sicilia ; del resto a me sembra che il conte di Gavoni' non avesse per nulla rinunziato al suo progetto di devancer a Napoli Garibaldi, col permettergli di pas­sare lo stretto. Verso la seconda mèta di luglio i tentativi e gli ap­procci fatti da Emilio Visconti Venosta, e da Giuseppe Finzi (cui si aggiunsero poi il Mezzacapo ed il Bibotti) a nulla avevano appro­dato, come a nulla approdarono in seguito quelli del Niseo e del De Vincenzi, poiché a Napoli , come scriveva alcuni giorni] dopo il La Farina nessuno aveva iLL coraggio o la forza d'iniziare una rivoluzione (85).
Il principale agente di Cavour a Napoli, Emilio Visconti Veno­sta, avvertiva verso la fine di luglio, che, pure essendo l'opinione pub­blica napoletana dominata dalla corrente unitaria, a lui pareva poco probabile una rivoluzione a Napoli, perchè i liberali più avan­zati preferivano aspettare Garibaldi, ed i moderati temevano, ten­tando un moto insurrezionale che si ripetesse il 15 maggio (86). An­che l'esercito napoletano era,, sempre secondo il Visconti Venosta, refrattario ad un pronunciamento antidinastico (87) ; quindi al Ca­vour non restava altro che aspettare che, sotto l'urto delle ardenti schtere garibaldine, l'apparente compattezza dell'esercito napoleta­no si sgretolasse, permettendo così alla capitale d"insorgere yèj di af-
(85) Da Napoli scrivono I nostri amici che tutto va In taracelo ; intanto nessuno M li coraggio o la forza d'iniziare una rivoluzione. (Lettera di G. La Farina a Stefano Cambrì - Amai, 12 agosto 1860).
(80) vfli De Cesare, op. clifc., Voi. 11, pagina 806, Purtroppo delle famose re­lazioni inviate dal Visconti Venosta al Gavourj'lffiì ite cesare non riporta ohe il sunto comunicatogli dallo stesso: -Visconti Venosta, del quale lo storico lei Regno di Napoli era amicissimo. " '
(87) De Cesare Opvtif. pa,1 866*87 : vedi la descrizione dell'episodio Finssi-De Marco, che dimostra cne l'esercito era. almeno in quel momento, ancora fedele alla Dinastia e respingeva sdegnosamente ogni tentativo di corruzione