Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DEPRETIS AGOSTINO ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; SICILIA
anno <1932>   pagina <441>
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La Rivoluzione Sioiliaw del MGO
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d'assedio; un processo molto sommario, istituito dallo stesso Bi-xio. mandò alla fucilazione cinque presunti istigatori degli eccidi commessi, mentre gli altri accusati vennero deferiti alle commis­sioni miste, ohe fino all'ottobre 1860 amministrarono la giustizia speciale nell'Isola (131).
L'ordine ritornò a Bronte, ma nessuno, (nemmeno il Orispi e il Depretìs) (132),. imprese il vero movente economico dell'insur­rezione di Bronte, la quale, soppressa nella provincia di Catania, risorgeva in quella di Palermo e specialmente a Torretta, dove il feudo della principessa di Niscemi era invaso dai contadini dei co­muni circostanti, che ne operavano la spartizione (133). La menta­lità prettamente conservatrice di tali uomini, pur militanti nel par­tito democratico, non previde che questi tristi fatti si sarebbero in seguito ripetuti con una gravità maggiore dì quella con cui ora av­venivano. Solo il filosofo della ri volutone, Giuseppe Ferrari, semplice ed isolato spettatore, ma acuto critico del 'nostro Ri­sorgimento, nel discorso pronunciato l'H ottobre alla Camera ita­liana, dichiarò dil vedere nei trucidati di Bronte le prime vittime della guerra sociale , originata (secondo lui) dal decreto del 2 gin­gilo, che assegnava una parte delle terre dei demani comunali a co­loro che si sarebbero battuti per la Patria. Questo - affermava il Ferrarfi riferendosi al suddetto decreto è disordine, misura che nessun, governo regolare avrebbe precipitata, nessun parlamene
(131) Vedi l'artìcolo a Bronte di 30. Michel in. Dizionario del Risorgimen­to di M. Rosi (Fatti Agose), pag. 136 e anche la bella descrizione delila repres­sione della rivolta nel libro dell'Abba Noterelle <ti uno dei Mille pag. 12-1 (ediz. Vallecchi). Si noti che la sommossa si estese anche ai paesi vicini; In­fatti scrive l'autore delle a Noterelilé? dopò' fronte, Randazzo, Castiglio­ne, Bagalbuso, Centorbi ed altri villaggi lo (Bfcdo) videro, sentirono la Sfcefcta della sua mano possente, gli gridarono dietro: Belva! ma intinti osò promuo­versi. Sia pur lontano quanto ci porterà la gtierr.a, H terrore di rivederlo nella sua eollera, che Quando si desta prorompe da lui come un uragano, basterà a tenere quieta la gente dell'Etna. Se no, ecco quello che ha scritto: cori noi poche parole: o voi restate tranquilli, o noi, in nome della giustizia e deUfc patria nostra, vi disfcngglarao come nemici dell'umanità.
(132) Disdori pronunciato dai Depretìs alla Camera MI ottobre 1860
.Farò ancora un'osservazione sui fatti. Che si citarono avvenuti in i(ài io-riconosco che in SIcffia per molte: effuse: combinate e divèrse, le prime e pio gravi delle quali ho citato (cioè la mancanza di polizia, e la cattiva ammini­strazione precedente), successero dei delitti gravi, dei fatti deplorevoli. Io non io nego. Lo credo anche pei fatti di Brente, itego più ancora che questi fatti siano la conseguenza di un decreto fatto dal Generale Garibaldi, col quale si lava al soldati una parte delle terre comunali. Questo decreto non ha gravità o singolarità nessuna; noù e che una modificazione di una legge vigente, e del
resto non fu attuato
(I8?.ì Vedi la lettera (senza data però) di Depretìs a Crlspl, a proposito tìei-l'ùivasloiie delle terre U.cl'la principessa di Nlscemk - mavì, up> pag S*9*