Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO ; BACCARINI ALFREDO ; DEPRETIS AGOSTINO ; FILOPANTI
anno <1932>   pagina <683>
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Wìitecqxpe Garibaldi a -Éwm M
nei'almeiite ponto o poco si bada*, accrescendo cosi, almeno per quanto sjiaftiene alle cose mie, la confusione delle idee. 11 eav. Tat-EI sci'iyéj e molti credono con lu che l'illustre generale Garibaldi si; -lagni della esclusione delle mie proposte-j ìelhe egli vorrebbe sosti­tuire alla orgàmiìaiiiente ideata deAzfone del Tevere urbano. Che il mio scaricatore MeM'MCesso M piena, quale più sopra venne ac­cennato, sia filiazione, la più infelice: forse delle filiazioni? ideila, sua idea madre, lo dissi già nella mia Memoriuzza; che le mie pro-poste informassero il suo progetto di legge1, lo disse la Relazione parlamentarci elle il generale le abbia- gradite, io dico io ohe ne fui e ne sono sempre ripagato ed onorati di particolare benevolenza. Ma che il mio progetto sia propriamente il suo vero desideratimi, ecco ciò che ormai non può lasciarsi correre come moneta sonante. 11 Generale nella presente congiuntura ha stampato molte lettere con tanto del suo gran, inome méto-M per esprimere le verej sue pre­ferenze non si è propriamente 'riferito niài al mio progetto. Ai pia tardi in quella del 18 dicembre ecco come il generale chiaramente si ripete:
H mio progetto consiste in un edilìzio regolatore appoggiato ai Sassi di S. Giuliano a sinistra ed a Tor di Quinto a destra. Avrà, 5 luci con saracinesche capaci di lasciar passare in Roma un Te­vere portante da 200 ad 800 metri cubi d'acqua per secondo, a vo­lontà, ed un canale scaricatore che porti a levante di Roma l'ecce­denza delle acque che potrebbero nuocere alla città Ws Siccome con questo concetto ben diversa riescireb'be la sistemazione urbana, e siccome inoltre cesserebbe ogni bisogno del mio edilìzio a stramazzo pel canale esterno* cosi giustizia vuole che a me non si feccia né merito uè demerito di' un progetto, che non a comune col mio che la parola scaricatore ; imméUfjm suum.
Ed ora, tornando a bomba, per chiudere ormai questa lunga, ma pure necessaria cicalata, io mi rivolgo al chiarissimo ingegne­re Tatti ed agli altti valentuomini! che mi sono avversari nella que­stione del Tevere, e dico loro : bisticciamoci pure ad oltranza nel­l'ordine tecnico j rallegratevi' pur voi, giganti, di avere in molti at­terrato un pigmeo ; seguitate a predicare e soprattutto a dimostrare fallaci le mie proposizioni, buone tutto al più per coloro che questo tempo chiameranno antico; tale è il vostro diritto. Non lagnatevi però troppo se, considerando le proposizioni vostre una voragine di milioni, come le mie, e per giuntai un vulcano di pericoli per l'eterna città, mi sono valso anch'io di egual diritto; anzi, ho adem-