Rassegna storica del Risorgimento
1799-1801 ; NAPOLI (REGNO DI) ; ROMA
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1932
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Mario Rosai
Tuttavia il (Sqnsalvfc era tutt'altro che tranquillo, avendo, pra-mai intuito che ie intenzioni del Re. di Napoli erano quelle di farai riconoscere dalle potenze europee, come legittimo, il possesso di una parte dello Stato Romano. 1 suoi timori', poi, erano ancora pia fondati per <g che ;ripaaàva le due cita di Benevento e Pontecorvo, facenti parte dello Stato Pontificio ina situate in mezzo ai domini di Re Ferdinando. Infatti parecchie volte i Re di Napoli avevano innalzato la pretesa di annettere le due città al Reame, adducendo ragioni di carattere pratico, asserendo cioè essere un grave danno per quelle popolazioni appartenere ad uno Stato diverso, da quello di tutte le terre circostanti. I Pontefici, però, non avevano mai voluto cedere su questo punto, in nome dei diritti inalienabili ed imprescrittibili, che erano la base del potere temporale e dello stato teocratico. Questa volta però il Re era deciso a spuntarla.; Prova rfe sia urta lettera, dalla Corte al Naselli diretta tì 14 gennaio 1800, nella quale viene esplicitamente dichiarato che Pontecorvo era e doveva essere di unica pertinenza del Reame. Da questa lettera si può,. oramai in maniera inequivocabile, dedurre che le intenzioni del Re erano quelle di arrotondar i propri territori a danno di quelli pontifici, almeno per ciò che riguardava le due sunnominate città. Abbiamo quindi documentato l'ipotesi altrove formulata. E, una volta violato il principio dell'inalienabilità e deU'iktangibilità dello Stato Pontificio, che cosa avrebbe più impedito al Re di Napoli di mettere le mani ,M altri territori pontifici,. situati oltre i confini del suo regno? I timoj*L del Consalvi erano quindi, tutt'aìlro che fuori di posto ; ed a Roma ci si incominciava già ad- impensierire seriamente, allorquando un aiuto insperato venne al Papa dalla Francia,.
Infatti il 5* febbraio 1801 il card. Ruffo scriveva a Palermo (1) di essere venuto; a conoscenza dei patti, che i Francesi mettevano per una pace; cioè sostanzialmente, la chiusura dei porti alle navi inglesi e turofi, finché fosse durata la guerra tra la Francia e quei-sto- potenze, ed il completo sgombero dello Stato Pontificio. Il Ruffo poi, personalmente, consigliava di accettare queste condizioni e si meravigliava del fatto che le truppe rimanessero ancorai a Roma.
E la Corte borbonica* sebbene tutt'altro che contenta di questa imposizione, si dilette, rassegnoéj néf timore di mali maggiori ; infatti il gen. Murat aveva aiìnacciato, qualora le condizioni di pace non fossero state accettate, di marciare con le sue truppe su Napoli.
(83) Ofr. Napoli. Archivio di Stato a Affari esteri . mista 1430.