Rassegna storica del Risorgimento

TORRE FEDERICO
anno <1932>   pagina <873>
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vibrante qu.esk;tiìttà di Napoli, clic come sente l'orgoglio di essere rftijdlaBS anni or sono, prescelta per l'ardimentoso movimento ini­ziale della ifarciu su, Xioma,. così sente oggi pili che mai l'orgoglio di sapersi presente nel pensiero e nel cuore del latice. Egli lia in cintesi ricongiunta ita rivoluzione fascista all'epopea del Risorgimento ed op­portuna menta* ikorda cos5 agli italiani che dimenticano come a quelli ohe hanno il11 Irò delle memorie, che nella grande guerra mondiale furono i nostri fanti, le fanterie meridionali ed isolane.èlle Attraverso la sublime tragedia della trincea, gareggiando in tenacia ed in eroi­smi con gli altri camerati di tutto il resto della penisola, suggella­rono nel sangue.1 è nella vittoria la fraterna indistruttibile unione di tutti gli italiani.
Nessun auspicio, pertanto più fervido e beneaugurante, della parola animatrice del Duce nello scoprimento della breve epigrafe, apposta alla statua del sommo poeta: limita3Italjgi3 raffigumta in- Dante Alighieri . Epigrafe breve di parole, ma riboccante e sug­gestiva di significazioni e di lata*
Quell'epigrafe fu dettata nel 1.871 da Luigi Settembrini.ma in­dubbiamente l'ispirazione dovette (deivare dalle fatidiche parole sciatte vario tempo prima da. Giuseppe Mazzini. Questi avevi! detto: Alcuni anni ancora ed il Paese sulla base della statua dell'Alighieri scriverà I/a nazione italiana alla memoria del suo profeta . Diver­sità di forma e di parole, identità di contenuto e di signi fi cagioni. Ora potrebbe dirsi nessuno più degno interprete del pensiero dantesco di questi due fervidi apostoli, Giuseppe Mazzini e Luigi Settembrini che, come Dante, ebbero la fierezza sdegnosa e l'anima indomita, ed al pari di lui pei* l'ideale di una più grande Italia subirono con mi­stico eroismo l'esilio angoscioso ed attesero impavidi, talvolta anche avvinti da catene, il patibolo, a cui un fato provvido li sottrasse, ma a cui li aveva destinati la condanna loro infljItÉ dall'ingiustizia de' tempi e dalla inconsapevolezza degli uomini.
Attraverso quell'epigrafe, pertanto,. Napoli intende avvicinarsi non soltanto al sommo poeta di nostra gente, che il mondo, riempì dejt suo nome e della sua gloria, ma sopratutto all'austero e solitario pen­satore che, nell'amarezza dell'universale incomprensionOi, '.ebbe la vi­sione della futura grandezza italica e, ramingando esule di città in città, il suo pensiero trasformò in fiamma di battaglia per i lontani destini della grande patria comune. Onde è che nella statua sorta nella piazza caratteristica della nostra città. -"(jSbft aspetta ancora di essere architettonicamente sistemata in conformità1 di antichi decre*