Rassegna storica del Risorgimento

TORRE FEDERICO
anno <1932>   pagina <874>
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ti) non va ravvisata una statua soltanto ma un'idea j non soltanto un ricordo rievocatore, ma un simbolo ; non un monumento ma un segnai colo in vessillo; non Dante solamente, ma qualche cosa che è piò dì Dante, l'Italia.
Bievocare, infatti, nell'Alighieri semplicemente il poeta, come dà qualcuno si pretese, appare come un atto d'iconoclastia. Bisogne­rebbe, infatti, prescindere dalle altre grandi opere Ji Dante (il De Monarchia, il Convivio, il Volgare eloquio, sopratutto le memorabili Epistole, scritte dall'esilio ai Principi, ai Cardinali, ai Popoli d'Ita­lia) opere sulle quali virtù d'intelletto e tempra di anima rivelano nei poeta lo statista, il filosofo, sopratutto il grande italiano ; ne in­gigantiscono la figura, elevandola nel tempo e nello spazio ; e la tra­sformano in un faro di luce inestinguibile, che dalle brume del Medio Evo si" riverbera e s'infutura ne' secoli.
Il poeta fu senza dubbio sommo, e rimane immortale. La Divi­na Commedia , monumento eterno di bellezza e di arte? porta in una manifestazione terrena ed umana gli attributi del sovrumano e del divino. Col decorso del tempo non si logora ; ringiovanisce invecchian­do ; e valicando i contini di tutte le nazioni, tradotta in tutti i lin­guaggi umani, anche i più lontani e rari, porta per le vie del mondo il verso lapideo che proietta il transeunte nell'eterno e le luci delle verità supreme sullo schermo dell'infinito. La stessa patria di Sake-speare, dopo Omero, a Dante s'inchinò posponendo il suo grande poe­ta nazionale. Non ci turba, pertanto, il sarcasmo e lo scherno di Yol-taire, di Lamartine, di La Harpej forse ci disgusta alquanto il vili­pendio sacrilego, direi quasi incestuoso, de' nostri Algarotti, Baret-ti, Bettinelli ; ma ogni religione ha i suoi atei e i suoi miscredenti, le eresie contribuiscono inconsapevolmente al trionfo de' dogmi,; !(è?M' bestemmie altrui fanno acuire il bisogno di alimentare le lampade e di ravvivare le fedi.
Se non che in Dante non si può, e non si deve onorare soltanto il poeta. Le concezioni dantesche si ricollegano per fili ideali alla nostra storia vivente; in esse è contenuta in germe ed in gestazione gran parte della civiltà moderna e della nuova coscienza d'Italia, e l'Ita­lia, a così grande distanza di tempo, su parecchi punti, parla ancora al mondo per bocca di lui. All'uopo non occorre accertare se egli sia stato il profeta consapevole dell'unità d'Italia e se la Divina Com­media sia il poema e la magna carta dell'Italia moderna. E' senza dubbio un anacronismo far rispondere la concezione politica unitaria dell'Alighieri! al concetto moderno di nazionalità ; ma la figura e l'o-