Rassegna storica del Risorgimento

LIBERALI ; MOTI 1831 ; STATO PONTIFICIO
anno <1932>   pagina <63>
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JOSÉ 'A'ngresfio Suolale di Modena 03
male in. cui esatto i nostri avi. Brano, in fondo, loro, che propone­vano le condizioni. E sarebbe stato il Papa die avrebbe dovuto accet­tare, accondiscendere, convenire. 11 cardinale Bernetti, navigato e astuto politico, si tenne sulle generali, per qnei punti che più si prestavano a risposte non ben definite: tenne fermo dove si trattò di difendere le posizioni fondamentali del governo. Le, truppe pon­tificie, adunque, rispose, non avanzeranno, se non saranno attaccate o provocate, e se prima non siano accordate le riforme promesse; ma non è possibile richiamarle da 'Rimilii ; l'Editto 5 luglio non può rimanere sospeso; ma i consigli provinciali potranno proporre modi­ficazioni; quanto ai mezzi per le guardie civiche e forensi si potrà fornirli nei limiti del bisogno ; accordarsi, poi;, ai consigli) provin­ciali di farsi interpreti dei voti delle popolazioni; e si tollererà che si intendano fra loro per formare una commissione apposita che esponga teli voti al governo di Roma.
Come si vede, un vei-o e proprio eccesso, peraltro del tutto appa­rente, di arrendevolezza.
In fine, il card. Bernetti chiese chele (guardie diviene rivestis­sero le insegne papali. Sopra tal punto, che potrebbe parere un'ine­zia, (ma che non lo è, se ben pensiamo, perchè la bandiera, la divisa e il distintivo sono idea e simbolo), si scatenò una lotta vigorosa e tenace. I Romagnoli, influenzati dal Fracassi Poggi di Gatteo, indet­tato dall'ambasciatore francese St. Aulaire, mostrarono buona pro­pensione.
Avversi, senza remissione, i Bolognesi. Alcuni capi di Romagna corsero a Bologna, apportatori della determinata decisione dei Ro­magnoli di assumere la coccarda.
Opposizione, rimprovero mossi dai Bolognesi, i quali, per essere ben chiari, formularono le loro precise condizioni:
1") Ohe Roma prometta di secolarizzare il Governo e lo ga­rantisca.
2") Ohe sii stabilisca il patto fondamentale del futuro governo. O Roma concede, e la lite è terminata, e la pace è fatta; o non concede, ed egli è segno manifesto della sua mala fede e delle prave intenzioni di rimettere questi popoli sotto l'antico giogo del di­spotismo .
La discussione, accesa, anima tisshna, fu dibattuta in ripetuti convegni, caldi e bollenti, pei? tutto il settembre, tinche il no pre­valse, ri Governo pontificio, vista orma-i la mala parata, e visto che la gioventù, raccogliendosi nelle unìversiita, avrebbe data esca ni