Rassegna storica del Risorgimento

MENOTTI CIRO ; MODENA ; MOTI 1831
anno <1932>   pagina <157>
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J/X t'oinjresno Sociale di Modena 107
e l'eccesso dei comunalisti, pot* non che spegnere, minimamente attutii'
Di tal tempra, se non forse più illuminati, erano L nostri' pa­trioti : i quali per pura carità di patria si erano costretti a vivere in piccole zone, pièna ancor la niente dei! ricordi degli ideali napoleo­nici, dei bei tempi passati al Comando della Guardia Civica e Nazio­nale che fosse, che pur tanto sangue dette e versò nelle lontane terre della Germania, della Russia e della Spagna, sia che risalissero per le stL-ette vaili dell'atesino o sboccassero stanche ed affamate nelle deserte lande della Beresina! Quante volte i Martinelli, i Rocca i Campi, i Ventura, i Bergamini, i Ferraresi, i Yendemiati, i Pò e tanti altri, reduci da quelle cruentissime battaglie, non si saranno trattenuti a spiegare le imperiali gesta, e a non incolpare se non alla nostra cattiva sorteci alla nostra divisione, alla nostra debolez­za i: Mi gpsi < lei r Italia ?
Era appunto in mezzo a quei ricordi di tanti progetti abortiti, di tante speranze troncate, che prendevano vita e s'iingigantivano le mire del Menotti, che aveva cosparso tutta la Bassa di una fittis-r sima rete di comitati agitatori, divisa in tanti Raggi, di cui egli solo aveva le redini, per assicurarsi il piò vasto appoggio; pur fa­cendo capire essere quello caldeggiato dallo stesso Duca di Modena, che avrebbe dovuto riprendere la corona di Monza, vilmente calpe­stata nel trattato di 1É;ennà !
E poiché tali ricordi, e tali speranze insieme, non potevano capire che entro cervelli nati e cresciuti per grandi ideali, non è a far me­raviglia se noi, anche in questa occasione, come in tutte quelle di novità e progresso, vedremo accompagnarsi le migliori intellettua­lità del paese, coi più arditi ed i più vigili del bene comune; che allora si annidava in quel ceto medio-borghese, essendo il fior della nobiltà del sangue italiano tntt'ora assente od infracìdito attra­verso i mille tialzellij" eoi quali le arti subdoli- del "Duca tener eia* fedele.
Erano quelle delle menti che stentavano a stare in un piceol guscio, che avevano bisogno dì saturarsi in ben altri ambienti, che venivausi per ragioni prettamente politiche loro negandosi; per fforarw molte volte in miglior aere, a tollerare, nou potendo far altro, le infamie di quei governi, die abiurato avevano alla loro di­gnità umana, pur di servire on ogni dedizione l'Austria imperante; ma che da fulgide intelligenze quali erano, non si ristavano poi! di colpir** a fuocOf denudandole, ogni infamia ed ogni orrore, tWvanti