Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE NAPOL?ON FRAN?OIS DUCA DI REICHTADT
anno <1932>   pagina <232>
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2 A7Ar OmemO' Stixstfftr, él Moderna.
parti, farsene un abbossaso* <Adl aébeìSfe'f quanto può chia-toro: rlàifctenzione de' suoi lettori.
Il secondo si è quello di be 0Uioseere eid .-elie uno vini! scrivere* ond'essere mejgìio inteso egnstaEe' chi legge eolia verità, regolarità p 'Sgtìf altro requisito necessario* di-- die esser deve ripieno qualun­que scritto.
Senza una piena e precìsa -cognizione dell'argomento che tftàobsf -esporre, al pubblico, e.come poteva questo intendere ciò che legge g rendere giusto piati so al suo autore?
Perde ogni qualunque interesse uno scritto, in cui apparisca di­sordine di pensatasi, e senaa fcn legame, irregolarità! ed errori di lingua : episodi non necessairi e descrizioni inesatte o confuse o lon­tane da quelle frasi e da quei termini che si reMono intelligibili a ciascuno, quasi che sotto a:"' séoà omdtó accada quanto taluno descri­ve, o si è proposto ;cf fpéllfeio dipingere al veróve-ÉÉ manchi a qualcuno di questi doverosi e indispensabili precetti, deve il tutto cadere o riesce snervato, o produrre ancora più facilmente stanchez­za e, più di spesso, impazienza é.Hdicolo. Anche la satira o la eri-tiea,. o. le proprie opinioni, vogliono esser condotte dalla moderazio-Tife e senz'urlo ; basare sui principj del vero e del ginstO) eliminati na­turalmente, e non dal partito, giammai poi introdotti da un prepo­tente e inconvenevole insulto o da maliziose e più- colpevoli affetta­zioni di darsi tuono di una social religione, che pende sul labbro e non eb.besi mai albergo nel cuore. Per meritare l'altrui credenza, non è certamente questo il metodo, ma bensì quello che conduce ad ac­crescere a Sé stesso l'altrui diffidenza, e per ultimo il generale di­sprezzo.
Gran torto ha poi colui efre per- amore di fama, trascende ogni limite, ed ignorando il vero argomento eli e si è proposto, ricorre a pensieri estranei, pensando con questi di obMTga-re- '-n11rilf atteJÈséj* nt, o trascinarla, nella sua qualunque opinione,'e per delle vìe'itidÉte* ramante contrarie ed assurde.
E peggio si conduce colui, che scrivendo'- :ip.er I-. -contemporanei,. vorrebbe'farsi largo'alterando il-ero.
Se la posterità potrà, dubitare soltanto di questo e conoscere degli! errori,- e trovarsi imbarazzata non poco, é che ttfrnpotranno quelli, e con pio ragione, che presenti furono ro seppero da non equi­voca fonte, le cose narrate, e nel m'odo preciso che accenderò?
D'altronde,S1 bene avvertire- che ciascuno che nella sua Messa. materia) vuole dar prova fet suo *ftifte o de* propri fatti, abbi-