Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE NAPOL?ON FRAN?OIS DUCA DI REICHTADT
anno
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1932
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pagina
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235
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degli ingegneri, sulle disposizioni dell'avveduto e invecchiato CP> mandante, sulle sue provvidente esterne ed interne, sulle occulte sue previdenze e jwowidenze di spionaggio, d'intelligenza politica e di ogni altra misura tendente a ben riconoscere le ostili intenzioni, ed occultando le proprie* preparale il tutto con maggior sicurezza, onde misurarsi col più risoluto nemico?
Ma nulla di tutto questo apparisce, ed havvi tutto il luogo di tvedere fermamente, che questo lavoro è intieramente opera capricciosa e spontanea di un frate pienamente ignorante del suo argo? mento, di un frate assai più bue di colui, che ila tanti e cosi diversi modi, volle insolentire l'illustre autore della frusta letteraria, j: che lìfin starebbegli menata intorno per ogni parte, e d'altri modi che scientifici, di un frate Sunne, e frate asino, sebbene esser potesse Dottor teologo e quello stesso che in altro tempo, cacciò fuori certo suo ridicolo scartafaccio, che non potè penetrare in altro Stato, o che forza gli fu flì ritirava al più presto con suo avvilimento e l'universale disprezzo. Sì questo lavoro non può che uscire dalla pazza mente di un M?ate, né può menomamente snpporsi, che fuori dello stolto orgoglioso pensiero, altra parte si abbia avuta un colonnello comandante, i di cui sìgintiliei talenti eguagliano i militari!, ed eiu trombi lo rendono in pari modo meschino nella generale opinione.
Ma ascoltiamo l'autore qualunque. Egli comincia la nar-y.ione.
Li cinque febbraio 1831 sventolò hi, tricolore bandierai nella -dotta Bologna, e le Legazioni in seguito adorarono, venerarono e giurarono.
Dal Conclave l'increato settiforme trasse fuori! il dotto;, il politico, U: santo, e mentre le Legazioni si gloriavano aver scosso il giogo soave, e gli abitanti d'intorno a Boma si curvavano dinanzi .all'umile in tanta gloria, che, messo dall'altrui delitto, inviò a' Boi figli dolci parole. Il rovente però accostossi alla capitale. Era forza perciò di sostenere la città di Quirino, l'emula di Cartagine, la sede de' Consoli, de' Dumviri, Triumviri,; Decemviri, Dittatori!, e de' Cesari, non più sotto i dettati della diva Egeria, delle fole del Tripode d'Apollo o degli oracoli di Pitia, ma beata del Vicario di! Cristo, Restava però un baluardo in Civita Castellana, e la Segreteria di Stato pensò li 18 febbraio alla sua conservazione .
Se taluno mai rise all'Mele di lacrimata felicita, è agli orridi informi massi sovra i secoli cantiti, e a tutte quelle molte corbellerie, delle quali son pfeul li quattro primi paragrafi, e chi potrà