Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1932>   pagina <248>
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248 JTE2T imre8W Svettile di Mèémia-,
La generale diffidenza -del guarito in faccia al governo Pontificia, che poco o nulla mantiene, rende dubbi** ricompense. Li soldati Provinciali non so quanto prontamente si sarebbero prestati, o per poca confidenza nel Capo è (per quelle indispensabili etichette del Corpo. La disposizione dei fondi è tma concessione che accorda illi-ìnitazìone di ricerche, e sotto momentanei pretesti ed ai quali non ci si potrebbe ricusare, il pericolo di far pregiudizio alle militari operazioni medesime. In egual modo può ragionarsi intorno alle Armi ed alle munizioni, già. guardandosi' cosi di troppo e inopportu­namente il pubblico Erario. Peggiore- poi di ogni altra si è. per gli innumerevoli ostacola distruzione di) obbligare li Proprietari alla momentanea somministrazione de? generi, -senza immediato paga­mento in denaro. E come può mai un Comandante di poche centinaia d'uomini è fàcilmente non graditi, dar sfogo esatto e sicuro a Così mal maturate disposizioni, ed alle quali si aggiunge ancora di ac­cordare altre e più estese autorità, ed in qualche modo si mette il Colonnello in stato di chiedere senza confine, o di minacciare, ad un'occasione, il generale abbandono? Ecco ciò che la pubblicazione di questa lettera deve over prodotto di osservazione in chi delle cose militari ne conosci! lene là gelosa importanza. Ecco in qual modo un segretario dil Stato si addimostra assai piceolo di Mondo, molto ignorante nella non sua Messa e tristissimo poi nel complesso delle Sue pericolose istruzioni! H Ten. Colonnello ha pubblicato un im­proprissimo documento. La Revisione lo ha scioccamente sanziona--; soddisfatto forse dei villanissimi iéui; de* quali è pieno lo scritto, ed il Governo istesso, di cui non ignoro il Decreto del­l'accordata privativa della Stampa ha compromesso sé stesso e si è posto nel non equivoco caso di un completo ridicolo.
Passiamo ora alla lettera del Ten. Colonnello, al Segretario di Stato, responsiva al dil lui venerato e così plausibile Dispaccio dei 18 febbraio.
TI Ten. Colonnello fa conoscere la serietà delle politiche cirei stanze,, ed a Sua Eminenza manda qual inviato un ufficiale per in­formarlo in dettaglio. La ribellione invasa, dice egli, prosegue ed annuncia il ritiro di quanta teste comandate dal Mariani, e che personalmente sospende per piazzarle a Borghetto. Previene, che in Otricoli sì tenta il disarmo della truppa. Aggiungeva negativa dei dragoni e dei carabinieri di obbedirlo, e l'accordo preso, che ad un segnale bianco e rosso alle finestre, sarebbero stati rispettati al loro posto. Li dragoni da Ini spediti! non ritornano più. Chiede